Si parla di stitichezza quando espellere le feci diventa difficile oppure quando le evacuazioni sono meno di tre alla settimana: è la definizione del portale ISSalute dell'Istituto superiore di sanità. Diventa cronica in due modi: con una frequenza stabilmente sotto le tre volte a settimana, oppure con due o più disturbi presenti insieme — feci dure, sforzo eccessivo, sensazione di non essersi svuotati, manovre manuali, bisogno di supposte o lassativi — per almeno 12 settimane, anche non consecutive, nell'arco di un anno. Andare in bagno una volta al giorno, quindi, non è il confine tra sano e malato.
I numeri della definizione ufficiale
Che cos'è la stitichezza secondo la definizione italiana?
La stitichezza, o stipsi, è la difficoltà a espellere le feci oppure una frequenza di evacuazione inferiore a tre volte alla settimana. La definizione è quella di ISSalute, il portale di informazione dell'Istituto superiore di sanità, che distingue una forma occasionale e una forma cronica (ISSalute, stitichezza o stipsi).
Due elementi di quella definizione contano più di quanto sembri. Il primo è che la frequenza non è l'unico criterio: la difficoltà a espellere le feci basta da sola, anche con un numero di evacuazioni nella norma. Il secondo è che la stitichezza è un disturbo, non una diagnosi: dire «sono stitico» descrive un funzionamento, non spiega la causa.
Questi sono i disturbi che ISSalute elenca accanto alla frequenza ridotta:
- feci dure, secche o nodose
- sforzo eccessivo durante l'evacuazione
- sensazione di evacuazione incompleta
- necessità di manovre manuali per evacuare
- bisogno di supposte, clisteri o lassativi per riuscire ad andare in bagno
Quante volte a settimana è normale andare in bagno?
Tre volte a settimana è il limite inferiore della normalità nella definizione ufficiale: sotto quel numero si parla di stitichezza, sopra no. Non esiste quindi un obbligo di un'evacuazione al giorno, e chi va in bagno quattro volte a settimana senza sforzo e senza feci dure non rientra nella definizione.
Il punto pratico è che la frequenza da sola non dice tutto. Una persona che evacua ogni giorno con sforzo notevole e con la sensazione di non essersi svuotata ha un problema riconosciuto dalla definizione; una persona che evacua ogni tre giorni senza fatica non ne ha uno.
Stitichezza occasionale e stitichezza cronica: dove sta il confine?
Il confine è la durata, e il numero è 12 settimane nell'arco di un anno, anche non consecutive. Qualche giorno difficile dopo un viaggio, un cambio di alimentazione o una settimana di lavoro seduti è una stitichezza occasionale. Dodici settimane sparse in dodici mesi, con due o più dei disturbi elencati, descrivono invece una forma cronica, che va portata all'attenzione del medico anziché gestita indefinitamente da soli (ISSalute).
La parola «anche non consecutive» cambia il conto. Chi alterna tre settimane difficili e tre regolari per tutto l'anno somma dodici settimane e rientra nel criterio, pur avendo l'impressione di stare bene a periodi.
Quali sono le cause della stitichezza?
ISSalute divide le cause in due gruppi: quelle che riguardano il colon e quelle che stanno fuori dal colon. La distinzione è utile perché cambia il tipo di accertamento che serve.
| Dove nasce il problema | Cause elencate da ISSalute |
|---|---|
| Nel colon | transito rallentato delle feci; ostruzioni come tumori e stenosi; alterazioni della muscolatura e del pavimento pelvico |
| Fuori dal colon | dieta povera di fibre; scarsa idratazione; sedentarietà; abitudine a ignorare lo stimolo; alcuni farmaci; malattie neurologiche; ansia e depressione |
Nell'elenco convivono cause banali e cause serie, e questo spiega perché la stitichezza comparsa all'improvviso in una persona che prima non ne soffriva merita una valutazione medica: nella stessa colonna stanno la sedentarietà e la stenosi (ISSalute).
L'ansia e la depressione compaiono nella lista ufficiale come cause, non come interpretazioni. Non significa che il disturbo sia immaginario: significa che l'intestino risponde anche allo stato psicologico, e che un periodo difficile può tradursi in un intestino fermo.
Quali farmaci rallentano l'intestino?
ISSalute nomina quattro gruppi: sedativi, narcotici (oppioidi), antidepressivi e farmaci per l'ipertensione. Sono farmaci che si prendono per motivi seri, quindi la conclusione non è sospenderli, ma dirlo al medico che li ha prescritti quando compare la stitichezza: la gestione cambia se la causa è una terapia in corso (ISSalute).
Chi assume oppioidi per il dolore cronico rientra nel caso più netto: qui la stitichezza è un effetto atteso della terapia, non un problema di dieta, e va affrontata insieme a chi segue la terapia del dolore.
Tre segnali, secondo ISSalute, impongono di consultare il medico invece di provare un rimedio in più.
Sanguinamento rettale. Sangue dal retto o nelle feci va valutato, qualunque sia la spiegazione che sembra più probabile.
Incapacità di emettere aria. Non riuscire a emettere gas, soprattutto insieme a pancia gonfia e dolore, è un segnale da portare subito all'attenzione medica.
Vomito persistente. Vomito che non si ferma, associato alla mancata evacuazione, è l'ultimo dei tre segnali elencati dalla fonte ufficiale (ISSalute).
A questi si aggiungono i segnali d'allarme che la letteratura italiana sui disturbi intestinali funzionali elenca prima di attribuire i sintomi a una condizione benigna: sangue nelle feci, calo di peso non cercato, anemia, febbre ricorrente o indici di infiammazione alti, sintomi notturni che peggiorano, familiarità per tumore intestinale o malattie infiammatorie croniche dell'intestino, diarrea persistente severa, esordio dei sintomi dopo i 50 anni (Neri MC, Rivista SIMG 2019;26(4):47, Tabella I). Il portale ISSalute, nella pagina dedicata alla sindrome dell'intestino irritabile, cita nello stesso senso perdita di peso ingiustificata, sangue nelle feci o emorragia dal retto, massa addominale palpabile, palpitazioni e pallore (ISSalute).
Nessuno di questi segnali si cura con una modifica della dieta. Tutti chiedono una valutazione prima di qualsiasi altra cosa.
Come si prenota la visita e quanto si aspetta in Italia?
Quando si prenota una prima visita gastroenterologica nel Servizio sanitario nazionale, la ricetta riporta una classe di priorità, e quella classe definisce il tempo massimo di riferimento.
Le quattro classi sono quelle indicate dal Ministero della Salute nelle FAQ sulle liste di attesa. Il tempo effettivo però cambia molto per Regione, ASL e struttura: non esiste un tempo medio nazionale unico, e va verificato sul CUP regionale o sulla piattaforma nazionale delle liste di attesa (Ministero della Salute, FAQ liste di attesa).
Le alternative a pagamento esistono e hanno un ordine di grandezza noto: una visita privata sta indicativamente tra 100 e 180 €, l'intramoenia tra 120 e 220 €, con punte superiori nelle grandi città e con i professionisti più richiesti. Sono stime di mercato, non un listino ufficiale: le tariffe non sono uniformi a livello nazionale e vanno chieste alla struttura.
Il motivo per cui questo paragrafo sta in una pagina sulla stitichezza è semplice: fra la prenotazione e la visita passano settimane, ed è in quelle settimane che le persone cercano informazioni. Averle non sostituisce la visita; sapere in quale classe si sta aiuta a capire se aspettare è ragionevole.
Che cosa cambia davvero, secondo la fonte ufficiale?
Le misure di prima linea che ISSalute indica sono cinque, e nessuna richiede una prescrizione: aumentare le fibre gradualmente con frutta, verdura e cereali integrali; assumere 1,5-2 litri di liquidi al giorno (acqua, tisane o brodo); fare almeno 150 minuti di attività fisica a settimana; ridurre caffè, tè e alcol; stabilire una routine evacuativa quotidiana. A queste si aggiunge un accorgimento pratico, lo sgabello poggiapiedi, che migliora la postura in bagno (ISSalute).
L'avvertenza sulla gradualità è la parte che di solito si perde. Un aumento brusco della fibra alimentare può peggiorare il gonfiore, quindi passare in un giorno da poca verdura a tre porzioni più crusca è un modo affidabile per stare peggio e concludere che «le fibre non funzionano». Come si organizzano le settimane di aumento, e che cosa dicono gli studi sui diversi tipi di fibra, sta nella pagina sui come alleviare la stitichezza.
Se il problema è arrivato ieri e riguarda le prossime ore, cambiano le priorità: ne parla la pagina sui rimedi veloci, compreso l'elenco delle situazioni in cui un lassativo non va preso.
Quali alimenti indica la fonte ufficiale?
Nei «Consigli utili» della pagina ISSalute sulla stipsi gli alimenti sono nominati uno per uno, con le quantità.
| Che cosa | Quanto indica ISSalute |
|---|---|
| Kiwi, pere, albicocche, fichi, prugne secche | 2-3 frutti al giorno |
| Verdura | una porzione a ogni pasto |
| Legumi | due volte a settimana |
| Yogurt | ogni giorno |
Fonte dell'elenco: ISSalute, stitichezza o stipsi.
Una precisazione che accompagna la tabella vale quanto la tabella stessa: l'aumento delle fibre resta graduale. Passare in un giorno da due porzioni a otto non è l'applicazione di questi consigli, è il modo di ottenere il gonfiore contro cui la stessa pagina mette in guardia.
Perché i lassativi non si prendono a lungo?
ISSalute è esplicita su questo punto: va evitato l'uso cronico dei lassativi, per il rischio di dipendenza, e il loro impiego va limitato a periodi definiti e, nei casi specifici, all'indicazione del medico (ISSalute).
Dentro la categoria «lassativi» convivono però prodotti diversi, e fra due dei più usati esiste un confronto diretto. La revisione sistematica Cochrane di Lee-Robichaud e colleghi, che ha incluso 10 studi randomizzati su 868 partecipanti, ha confrontato il lattulosio con il macrogol (PEG) nella stitichezza cronica: il macrogol è risultato superiore per frequenza settimanale delle evacuazioni, forma delle feci e necessità di prodotti aggiuntivi, e la conclusione della revisione è che andrebbe preferito al lattulosio (Lee-Robichaud H et al., Cochrane Database of Systematic Reviews 2010, CD007570, DOI 10.1002/14651858.CD007570.pub2).
Il dato serve a una cosa concreta: quando in farmacia si scelgono uno sciroppo di lattulosio e una bustina di macrogol, non si stanno scegliendo due prodotti equivalenti, e il confronto non dipende dal prezzo. Che cosa contiene ciascuno, a quale dose e in quale categoria di prodotto rientra, sta nella scheda su Laevolac e il lattulosio.
Stitichezza e colon irritabile sono la stessa cosa?
No. La stitichezza è un disturbo dell'evacuazione, definito da frequenza e difficoltà; la sindrome dell'intestino irritabile è una condizione con un suo quadro di sintomi, in cui il dolore addominale è legato all'alvo e può presentarsi con stipsi, con diarrea o alternando le due. Una persona può avere la stitichezza senza avere la sindrome dell'intestino irritabile.
La distinzione cambia il percorso: nella stitichezza semplice le misure di base sono il primo passo, mentre il quadro con dolore ricorrente e alvo alterno va inquadrato dal medico. Che cosa comprende quel quadro è descritto nelle pagine su colon irritabile e sintomi del colon irritabile. Quando invece il problema dominante è la pancia tesa e l'aria, il punto di partenza è il gonfiore addominale.
Gravidanza, bambini, anziani: dove le regole cambiano
In gravidanza la stitichezza è frequente e le misure di base restano le stesse, ma qualunque prodotto — lassativo, integratore o dispositivo — va deciso con chi segue la gravidanza, mai da soli. Le fonti italiane che abbiamo aperto non pubblicano numeri specifici per la gravidanza, e il dettaglio di che cosa è documentato e che cosa non lo è sta nella pagina sulla la stitichezza durante la gravidanza.
Nei bambini la decisione è del pediatra: i dosaggi pediatrici dei prodotti da banco sono diversi da quelli dell'adulto e non si ricavano dividendo a occhio la dose adulta. Negli anziani pesano tre fattori insieme — meno movimento, meno liquidi e più farmaci in terapia — e questo rende utile una revisione della terapia in corso prima di aggiungere qualcosa.
Che cosa significa «necessità di manovre manuali» nel criterio ufficiale?
Nell'elenco di ISSalute due voci descrivono non un sintomo ma una strategia: la necessità di manovre manuali per evacuare e il bisogno di supposte, clisteri o lassativi per riuscire ad andare in bagno. Sono criteri a pieno titolo, al pari delle feci dure e dello sforzo.
Il significato pratico è preciso. Chi riesce a evacuare regolarmente ma soltanto con una supposta o un clistere non è fuori dalla definizione: rientra in pieno nel criterio, perché il risultato dipende dall'aiuto esterno. Contare le evacuazioni ottenute in questo modo e concludere «tre volte a settimana, quindi sto bene» è l'errore più comune di autovalutazione.
Vale anche per i lassativi presi con continuità. Se la frequenza normale si mantiene solo finché il prodotto viene assunto ogni giorno, il quadro è quello di una stitichezza che richiede un inquadramento medico, non quello di un intestino tornato a funzionare (ISSalute).
Che cosa serve avere pronto per la visita?
Il medico ragiona sugli stessi elementi della definizione: quante evacuazioni in una settimana, quali disturbi fra quelli elencati, da quanto tempo, quali farmaci in corso. Quattro informazioni annotate valgono più di un racconto ricostruito a memoria nei dieci minuti della visita.
Quello che conviene portare scritto:
- il numero di evacuazioni delle ultime due settimane, giorno per giorno
- quali disturbi sono presenti: feci dure, sforzo, evacuazione incompleta, ricorso a supposte, clisteri o manovre manuali
- da quando è iniziato e se è un peggioramento di una situazione che c'era già
- l'elenco completo dei farmaci e degli integratori assunti, compresi quelli da banco
- la presenza di uno dei segnali d'allarme e la data in cui è comparso
L'ultimo punto è quello che cambia la classe di priorità sulla ricetta. Sangue dal retto, mancata emissione di gas o vomito persistente non sono dettagli da riferire «se c'è tempo»: sono le informazioni che spostano la visita da programmata a urgente.
Definizione sì, terapia no: dove si ferma questa pagina
La definizione ufficiale italiana con i suoi numeri, la differenza tra forma occasionale e cronica, le cause divise tra colon e fuori dal colon, i segnali che impongono il medico e il funzionamento delle classi di priorità per prenotare una visita: tutto questo sta qui, con la fonte accanto a ogni numero.
Una diagnosi, una dose da prendere o l'indicazione di quale prodotto comprare per il tuo caso, invece, non li troverai. Quello che leggi qui serve a capire, non a decidere: la decisione clinica resta di chi ti ha visitato e conosce la tua storia. I nomi commerciali che compaiono nel testo restano dei rispettivi titolari, e fra questa redazione e chi produce quei prodotti non esiste alcun rapporto. Per un quadro d'insieme su categorie di prodotti, prove pubblicate e costo per giorno, la pagina di partenza è benessere intestinale.
Classifiche di «cibi miracolosi» e tempi di azione: perché mancano
Gli alimenti che la fonte ufficiale nomina stanno nella tabella di questa pagina, con le quantità indicate. Quello che non troverai è una classifica del tipo «i 10 cibi più efficaci»: ISSalute mette quei consigli dentro un pacchetto che comprende liquidi, movimento e routine, e presentarli come una gara fra alimenti cambierebbe il senso del documento.
Non pubblichiamo nemmeno i tempi di azione dei singoli lassativi. Quel numero appartiene al foglio illustrativo del singolo prodotto, non a una regola generale, e su una pagina di salute una stima di seconda mano vale meno del silenzio.
Fonti 5
- ISSalute (Istituto superiore di sanità) — «Stitichezza o stipsi», pagina consultata il 15.09.2026: definizione, criterio delle tre evacuazioni settimanali e delle 12 settimane, elenco dei disturbi, cause nel colon e fuori dal colon, farmaci implicati, segnali per cui consultare il medico, misure di prima linea e avvertenza sull'aumento graduale della fibra, cautela sull'uso cronico dei lassativi; «Consigli utili» con gli alimenti nominati e le quantità (kiwi, pere, albicocche, fichi e prugne secche 2-3 frutti al giorno, una porzione di verdura a ogni pasto, legumi due volte a settimana, yogurt ogni giorno). https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/s/stitichezza-o-stipsi
- ISSalute — «Sindrome dell'intestino irritabile», pagina consultata il 15.09.2026: elenco ufficiale dei segnali d'allarme (perdita di peso ingiustificata, sangue nelle feci, massa addominale palpabile, palpitazioni, pallore). https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/s/sindrome-dell-intestino-irritabile
- Neri MC, «Rivista della Società Italiana di Medicina Generale» 2019;26(4):47, Tabella I — elenco dei segnali d'allarme da valutare prima di attribuire sintomi intestinali a una condizione funzionale, compreso l'esordio dopo i 50 anni. https://www.simg.it/Riviste/rivista_simg/2019/04_2019/9.pdf
- Lee-Robichaud H, Thomas K, Morgan J, Nelson RL — «Lactulose versus Polyethylene Glycol for Chronic Constipation», Cochrane Database of Systematic Reviews 2010, CD007570 (DOI 10.1002/14651858.CD007570.pub2): 103 riferimenti valutati, 10 studi randomizzati inclusi con 868 partecipanti; macrogol superiore al lattulosio su frequenza evacuativa, forma delle feci e necessità di prodotti aggiuntivi. https://doi.org/10.1002/14651858.CD007570.pub2
- Ministero della Salute — FAQ sulle liste di attesa, consultate il 15.09.2026: classi di priorità U (72 ore), B (10 giorni), D (30 giorni), P (120 giorni) e assenza di un tempo medio nazionale unico. https://www.salute.gov.it/new/it/faq/faq-liste-di-attesa/