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Colon irritabile: i sintomi e quando servono esami

I sintomi del colon irritabile secondo ISSalute e i criteri di Roma IV: dolore, gonfiore, alvo alterno, i segnali d'allarme e gli esami che il medico può chiedere.

Redazione: Redazione MicrobiotaOggi Aggiornato: 15 settembre 2026
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Il colon irritabile si riconosce da tre cose che compaiono insieme: dolore o crampi alla pancia che cambiano dopo essere andati in bagno, gonfiore con aria, e un intestino che alterna stitichezza e scariche molli. L'Istituto Superiore di Sanità la descrive come una condizione molto comune, che interessa circa il 10% della popolazione e riguarda soprattutto le donne fra i 20 e i 50 anni. I disturbi vanno e vengono per giorni, settimane o mesi. Sangue nelle feci, perdita di peso non spiegata, anemia o dolore che sveglia di notte non appartengono a questo quadro: vanno fatti vedere al medico.

10%
la parte della popolazione interessata, secondo ISSalute

Quali sono i sintomi del colon irritabile?

I disturbi più frequenti elencati da ISSalute sono il mal di pancia o i crampi addominali, che di solito peggiorano dopo i pasti e migliorano con l'evacuazione, il gonfiore addominale con aria in eccesso (meteorismo), la diarrea, la stitichezza e la sensazione di non svuotare completamente l'intestino.

Accanto a questi, la stessa fonte istituzionale elenca sintomi che le persone spesso non collegano all'intestino:

  • emissione eccessiva di aria (flatulenza);
  • presenza di muco nelle feci;
  • stanchezza e mancanza di energia;
  • nausea;
  • stimolo frequente a urinare e sensazione di vescica non svuotata;
  • incontinenza fecale.

Il punto che distingue questo quadro da un mal di pancia qualunque è il legame con l'andare in bagno. Il dolore cambia — di solito si attenua — dopo l'evacuazione. (ISSalute — Sindrome dell'intestino irritabile)

3:1
il rapporto fra donne e uomini nei dati epidemiologici

Com'è fatto il dolore del colon irritabile

Il dolore tipico è diffuso, sordo, di breve durata e cambia con l'evacuazione, spesso insieme a gonfiore, distensione della pancia e meteorismo. Nella descrizione clinica pubblicata sulla rivista della Società Italiana di Medicina Generale possono aggiungersi urgenza di correre in bagno, tenesmo (lo stimolo che resta anche dopo essere andati) e muco nelle feci.

Non è un dolore che cresce giorno dopo giorno senza fermarsi mai, e non è localizzato sempre nello stesso punto preciso. Chi lo racconta usa spesso parole come «fitte», «morsa», «mal di pancia che va e viene». (Neri MC, Rivista SIMG 2019;26(4):46)

1 giorno a settimana
la frequenza minima del dolore nei criteri di Roma IV

Quando questi sintomi si chiamano sindrome dell'intestino irritabile

La diagnosi si appoggia ai criteri di Roma IV, che chiedono un dolore addominale ricorrente presente almeno un giorno a settimana negli ultimi tre mesi, insieme ad almeno due di queste tre condizioni:

  • il dolore è collegato alla defecazione;
  • il dolore è collegato a un cambiamento nella frequenza delle evacuazioni;
  • il dolore è collegato a un cambiamento nella forma delle feci.

I disturbi devono anche essere iniziati almeno sei mesi prima della diagnosi.

Questi criteri servono al medico per mettere ordine, non per farsi la diagnosi da soli: ISSalute scrive esplicitamente che l'accertamento della sindrome del colon irritabile deve essere fatto dal medico. (Neri MC, Rivista SIMG 2019;26(4):46, criteri di Roma IV)

6 mesi
da quanto devono essere iniziati i disturbi prima della diagnosi

I tre sottotipi: stitico, diarroico, alterno

Il sottotipo si decide guardando la forma delle feci con la scala di Bristol, che descrive sette tipi, dalle feci a palline dure a quelle liquide. Da qui nascono tre categorie, usate anche nelle ricerche cliniche.

Sottotipo Come si presenta l'intestino Sintomo che dà più fastidio
IBS-C a prevalenza stitica, feci dure o a palline sforzo, evacuazione incompleta, gonfiore
IBS-D a prevalenza diarroica, feci molli o liquide urgenza, scariche improvvise
IBS-M alvo alterno, periodi stitici e periodi diarroici imprevedibilità, gonfiore persistente

Il sottotipo conta perché cambia il ragionamento su dieta e rimedi: chi ha stitichezza prevalente e chi ha diarrea prevalente non hanno bisogno delle stesse cose. Per la parte alimentare c'è una pagina dedicata a cosa mangiare con il colon irritabile, e una alla dieta FODMAP. (Neri MC, Rivista SIMG 2019;26(4):46)

7
i tipi di feci della scala di Bristol usata per definire il sottotipo

Sintomi che non appartengono al colon irritabile

Alcuni segnali non si spiegano con un intestino irritabile e vanno valutati prima di dare la colpa a questa sindrome. ISSalute indica come motivo di visita medica urgente:

  • perdita di peso non spiegata;
  • sangue nelle feci o emorragia dal retto;
  • massa nella pancia che si sente al tatto;
  • palpitazioni, respiro affannato, pallore.

La descrizione clinica della SIMG aggiunge alla lista dei sintomi d'allarme l'anemia, la febbre ricorrente o gli indici di infiammazione alti, i sintomi notturni che peggiorano nel tempo, la diarrea persistente e severa, la familiarità per tumore dell'intestino o per malattie infiammatorie intestinali, e l'esordio dei disturbi dopo i 50 anni.

Questi segnali non significano che ci sia una malattia grave. Significano che il passaggio dal medico viene prima di qualunque rimedio da banco. (ISSalute · Neri MC, Rivista SIMG 2019;26(4):47, Tabella I)

Perché gli esami risultano normali se i sintomi sono forti

Il colon irritabile è un disturbo funzionale: l'intestino funziona male, ma non ha lesioni visibili che un esame possa fotografare. ISSalute lo dice in modo diretto — non esistono analisi specifiche per questa sindrome, e gli esami servono a escludere altre cause.

Questo spiega la frustrazione più comune di chi ne soffre: referti a posto e sintomi reali.

La misura di quanto pesa non è nel referto. Nella rassegna pubblicata dalla SIMG la sindrome dell'intestino irritabile è il disturbo funzionale gastrointestinale più diffuso, con una riduzione della qualità di vita seconda solo a quella della sindrome influenzale, e un costo rilevante fatto di visite, esami ripetuti e, in alcuni casi, interventi chirurgici evitabili.

Quali esami può prescrivere il medico

Gli accertamenti di primo livello citati dalla rassegna SIMG servono a escludere cause organiche, e cambiano in base al sottotipo:

Esame A che cosa serve
Emocromo e indici di infiammazione cercare anemia e infiammazione
Ormoni tiroidei alterazioni della tiroide come causa dei disturbi intestinali
tTG-IgA (celiachia) escludere la malattia celiaca
Calprotectina fecale distinguere un quadro funzionale da un'infiammazione intestinale
Sangue occulto nelle feci cercare sanguinamenti non visibili
Breath test al lattosio verificare l'intolleranza al lattosio
Ecografia dell'addome valutare anche colecisti e vie biliari
Coprocoltura ed esame parassitologico nei quadri con diarrea prevalente
Colonscopia quando si sospetta una causa organica

Nella casistica indagata dall'autrice della rassegna, gli esami della tiroide sono risultati alterati nel 6% dei casi, quelli per la celiachia positivi nel 2-15% e la calcolosi della colecisti è comparsa nell'8%. Sono percentuali riferite a quella popolazione studiata, non la probabilità di un singolo lettore. (Neri MC, Rivista SIMG 2019;26(4):47, Tabella II)

Quanto durano i sintomi e perché vanno e vengono

I disturbi si presentano a fasi alterne: periodi in cui migliorano e periodi in cui tornano, e possono durare giorni, settimane o mesi. ISSalute segnala fra i fattori che possono scatenarli i cibi molto speziati o grassi, le bevande alcoliche o con caffeina, l'ansia e lo stress.

Le cause della sindrome non sono conosciute. Le ipotesi citate dalla fonte istituzionale sono un'alterazione della motilità intestinale, una sensibilità eccessiva dei nervi dell'intestino, il coinvolgimento del microbiota e la presenza di più casi nella stessa famiglia. Su come cambia la flora batterica in questa condizione c'è una pagina a parte, flora intestinale.

I sintomi che nessuno racconta al lavoro

La parte più pesante, per molte persone, non è il dolore ma l'urgenza: sapere sempre dov'è il bagno, evitare viaggi in auto lunghi, rinunciare a una cena. Anche il gonfiore serale che rende i pantaloni stretti e i rumori intestinali in ufficio pesano sulla vita sociale più di quanto un referto possa mostrare.

Sono sintomi legittimi e vanno raccontati al medico con la stessa precisione del dolore, perché orientano le scelte pratiche: un sottotipo con urgenza si gestisce diversamente da uno con stitichezza prevalente.

Anche il gonfiore ha cause proprie, spiegate nella pagina gonfiore addominale.

Quanto aspettare prima di prenotare una visita

Se i disturbi durano da settimane e cambiano le abitudini quotidiane, la prima porta è il medico di famiglia, che decide se bastano gli esami di base o se serve il gastroenterologo. Se ci sono sangue nelle feci, calo di peso non spiegato, anemia o dolore notturno in peggioramento, l'appuntamento non si rinvia.

Le impegnative del Servizio sanitario nazionale hanno quattro classi di priorità: U (urgente) entro 72 ore, B (breve) entro 10 giorni, D (differibile) entro 30 giorni, P (programmata) entro 120 giorni. I tempi reali cambiano molto fra Regioni e aziende sanitarie e si verificano sul CUP regionale.

In alternativa esistono la visita privata e l'intramoenia. Le tariffe le fissa la singola struttura e non esiste un listino nazionale, perciò il costo va chiesto direttamente all'ambulatorio prima di prenotare. (Ministero della Salute — FAQ liste di attesa)

Che cosa si può fare mentre si aspetta

Tre mosse hanno senso in attesa della visita, e nessuna richiede di comprare qualcosa.

Diario. ISSalute consiglia di annotare i disturbi nei giorni che precedono la visita, per poterli raccontare con precisione, e di tenere nota dei cibi e delle bevande che li peggiorano.

Acqua e quantità di frutta. La stessa fonte indica di non superare le tre porzioni di frutta fresca al giorno, circa 80 g l'una, quando quantità maggiori non sono tollerate; l'acqua, almeno un litro e mezzo-due litri al giorno, è raccomandata quando la diarrea persiste, per evitare la disidratazione.

Attenzione a quello che si prende da soli. Antispastici e olio di menta piperita in capsule sono citati da ISSalute fra le possibilità, ma con la raccomandazione di chiedere prima al medico o al farmacista. Il confronto fra le categorie di prodotti disponibili in farmacia è nella pagina integratori per il colon irritabile.

Fin dove arriva questa pagina sui sintomi

Trovi qui i sintomi descritti dalle fonti italiane e internazionali, i criteri con cui il medico li riconosce, i segnali che richiedono una visita e gli esami che possono servire.

Non trovi la diagnosi, e non è una dimenticanza: nessun testo può stabilire se il tuo dolore è sindrome dell'intestino irritabile o qualcos'altro, perché quella distinzione richiede la visita e, se serve, gli esami. Le pagine di questo sito servono ad arrivare preparati a quell'appuntamento.

Perché non pubblichiamo un test di autodiagnosi

I questionari «scopri se hai il colon irritabile» convertono bene e informano male. I criteri di Roma IV nascono per essere applicati da un medico che ha già escluso le cause organiche, e un modulo online non può escludere niente: non vede l'emocromo, non palpa l'addome, non conosce la storia familiare.

Il rischio concreto è l'errore nella direzione peggiore: un test che risponde «probabile colon irritabile» a chi ha sangue nelle feci gli fa perdere settimane. Preferiamo dare i criteri veri, spiegare i segnali d'allarme e dire chiaramente chi decide.

Fonti 13

Questa pagina serve a informarsi, non a sostituire la visita: la valutazione dei sintomi e la scelta degli esami spettano al medico che ti segue. I marchi eventualmente citati appartengono ai rispettivi titolari e questo sito non è collegato ai produttori nominati.

A cura della Redazione Microbiota Oggi. Aggiornato il 15 settembre 2026.

Domande frequenti

Come capire se è colon irritabile?

Il segnale più caratteristico è il legame fra dolore e evacuazione: la pancia fa male, poi migliora dopo essere andati in bagno, e la forma delle feci cambia nel tempo. I criteri di Roma IV chiedono dolore almeno un giorno a settimana negli ultimi tre mesi, con disturbi iniziati almeno sei mesi prima. La conferma resta al medico, perché prima vanno escluse altre cause. (Neri MC, Rivista SIMG 2019)

Colon irritabile, colite e intestino irritabile sono la stessa cosa?

Nel parlato quotidiano vengono usati come sinonimi, ma non lo sono. «Sindrome dell'intestino irritabile» e «sindrome del colon irritabile» indicano la stessa condizione — ISSalute riporta anche la dicitura «colite spastica». «Colite», invece, è una parola generica per un'infiammazione del colon, e un'infiammazione vera è proprio quello che nel colon irritabile non si trova.

Che dolore dà il colon irritabile?

Un dolore diffuso, sordo, di breve durata, che si modifica con l'evacuazione e spesso si accompagna a gonfiore e meteorismo. Può presentarsi come crampi o fitte e peggiorare dopo i pasti. Un dolore continuo che peggiora ogni giorno, o che sveglia di notte, non rientra in questa descrizione e va valutato dal medico.

Il colon irritabile dà stanchezza e nausea?

Sì, ISSalute elenca fra i disturbi associati la stanchezza con mancanza di energia e la nausea, insieme a flatulenza, muco nelle feci, disturbi urinari e incontinenza fecale. Restano sintomi da riferire al medico, perché stanchezza e nausea hanno anche molte altre cause.

Quanto durano i sintomi del colon irritabile?

Vanno e vengono: le fasi possono durare giorni, settimane o mesi, con periodi migliori e riacutizzazioni. Si tratta in genere di un problema persistente nel tempo, che può incidere in modo significativo sulla qualità della vita.

Quando i sintomi intestinali sono da visita urgente?

Quando compaiono perdita di peso non spiegata, sangue nelle feci o emorragia dal retto, una massa che si sente nella pancia, palpitazioni, respiro affannato o pallore. Sono i segnali che ISSalute indica come motivo di visita urgente, perché possono indicare malattie diverse dalla sindrome dell'intestino irritabile.

Esiste un esame per il colon irritabile?

No. Non esistono analisi specifiche: gli esami prescritti servono a escludere altre condizioni, per esempio anemia, celiachia, infiammazione intestinale o intolleranza al lattosio. La diagnosi si fa sui sintomi e sull'esclusione di altre cause.

Lo stress fa venire il colon irritabile?

Le cause della sindrome non sono conosciute. Ansia e stress sono citati da ISSalute fra i fattori che possono far peggiorare i disturbi, insieme ad alcuni cibi e bevande, ma non come la causa unica della condizione. Fra le ipotesi di meccanismo ci sono anche l'alterazione della motilità, la sensibilità aumentata dei nervi intestinali e il ruolo del microbiota.