Il colon irritabile si riconosce da tre cose che compaiono insieme: dolore o crampi alla pancia che cambiano dopo essere andati in bagno, gonfiore con aria, e un intestino che alterna stitichezza e scariche molli. L'Istituto Superiore di Sanità la descrive come una condizione molto comune, che interessa circa il 10% della popolazione e riguarda soprattutto le donne fra i 20 e i 50 anni. I disturbi vanno e vengono per giorni, settimane o mesi. Sangue nelle feci, perdita di peso non spiegata, anemia o dolore che sveglia di notte non appartengono a questo quadro: vanno fatti vedere al medico.
Quali sono i sintomi del colon irritabile?
I disturbi più frequenti elencati da ISSalute sono il mal di pancia o i crampi addominali, che di solito peggiorano dopo i pasti e migliorano con l'evacuazione, il gonfiore addominale con aria in eccesso (meteorismo), la diarrea, la stitichezza e la sensazione di non svuotare completamente l'intestino.
Accanto a questi, la stessa fonte istituzionale elenca sintomi che le persone spesso non collegano all'intestino:
- emissione eccessiva di aria (flatulenza);
- presenza di muco nelle feci;
- stanchezza e mancanza di energia;
- nausea;
- stimolo frequente a urinare e sensazione di vescica non svuotata;
- incontinenza fecale.
Il punto che distingue questo quadro da un mal di pancia qualunque è il legame con l'andare in bagno. Il dolore cambia — di solito si attenua — dopo l'evacuazione. (ISSalute — Sindrome dell'intestino irritabile)
Com'è fatto il dolore del colon irritabile
Il dolore tipico è diffuso, sordo, di breve durata e cambia con l'evacuazione, spesso insieme a gonfiore, distensione della pancia e meteorismo. Nella descrizione clinica pubblicata sulla rivista della Società Italiana di Medicina Generale possono aggiungersi urgenza di correre in bagno, tenesmo (lo stimolo che resta anche dopo essere andati) e muco nelle feci.
Non è un dolore che cresce giorno dopo giorno senza fermarsi mai, e non è localizzato sempre nello stesso punto preciso. Chi lo racconta usa spesso parole come «fitte», «morsa», «mal di pancia che va e viene». (Neri MC, Rivista SIMG 2019;26(4):46)
Quando questi sintomi si chiamano sindrome dell'intestino irritabile
La diagnosi si appoggia ai criteri di Roma IV, che chiedono un dolore addominale ricorrente presente almeno un giorno a settimana negli ultimi tre mesi, insieme ad almeno due di queste tre condizioni:
- il dolore è collegato alla defecazione;
- il dolore è collegato a un cambiamento nella frequenza delle evacuazioni;
- il dolore è collegato a un cambiamento nella forma delle feci.
I disturbi devono anche essere iniziati almeno sei mesi prima della diagnosi.
Questi criteri servono al medico per mettere ordine, non per farsi la diagnosi da soli: ISSalute scrive esplicitamente che l'accertamento della sindrome del colon irritabile deve essere fatto dal medico. (Neri MC, Rivista SIMG 2019;26(4):46, criteri di Roma IV)
I tre sottotipi: stitico, diarroico, alterno
Il sottotipo si decide guardando la forma delle feci con la scala di Bristol, che descrive sette tipi, dalle feci a palline dure a quelle liquide. Da qui nascono tre categorie, usate anche nelle ricerche cliniche.
| Sottotipo | Come si presenta l'intestino | Sintomo che dà più fastidio |
|---|---|---|
| IBS-C | a prevalenza stitica, feci dure o a palline | sforzo, evacuazione incompleta, gonfiore |
| IBS-D | a prevalenza diarroica, feci molli o liquide | urgenza, scariche improvvise |
| IBS-M | alvo alterno, periodi stitici e periodi diarroici | imprevedibilità, gonfiore persistente |
Il sottotipo conta perché cambia il ragionamento su dieta e rimedi: chi ha stitichezza prevalente e chi ha diarrea prevalente non hanno bisogno delle stesse cose. Per la parte alimentare c'è una pagina dedicata a cosa mangiare con il colon irritabile, e una alla dieta FODMAP. (Neri MC, Rivista SIMG 2019;26(4):46)
Alcuni segnali non si spiegano con un intestino irritabile e vanno valutati prima di dare la colpa a questa sindrome. ISSalute indica come motivo di visita medica urgente:
- perdita di peso non spiegata;
- sangue nelle feci o emorragia dal retto;
- massa nella pancia che si sente al tatto;
- palpitazioni, respiro affannato, pallore.
La descrizione clinica della SIMG aggiunge alla lista dei sintomi d'allarme l'anemia, la febbre ricorrente o gli indici di infiammazione alti, i sintomi notturni che peggiorano nel tempo, la diarrea persistente e severa, la familiarità per tumore dell'intestino o per malattie infiammatorie intestinali, e l'esordio dei disturbi dopo i 50 anni.
Questi segnali non significano che ci sia una malattia grave. Significano che il passaggio dal medico viene prima di qualunque rimedio da banco. (ISSalute · Neri MC, Rivista SIMG 2019;26(4):47, Tabella I)
Perché gli esami risultano normali se i sintomi sono forti
Il colon irritabile è un disturbo funzionale: l'intestino funziona male, ma non ha lesioni visibili che un esame possa fotografare. ISSalute lo dice in modo diretto — non esistono analisi specifiche per questa sindrome, e gli esami servono a escludere altre cause.
Questo spiega la frustrazione più comune di chi ne soffre: referti a posto e sintomi reali.
La misura di quanto pesa non è nel referto. Nella rassegna pubblicata dalla SIMG la sindrome dell'intestino irritabile è il disturbo funzionale gastrointestinale più diffuso, con una riduzione della qualità di vita seconda solo a quella della sindrome influenzale, e un costo rilevante fatto di visite, esami ripetuti e, in alcuni casi, interventi chirurgici evitabili.
Quali esami può prescrivere il medico
Gli accertamenti di primo livello citati dalla rassegna SIMG servono a escludere cause organiche, e cambiano in base al sottotipo:
| Esame | A che cosa serve |
|---|---|
| Emocromo e indici di infiammazione | cercare anemia e infiammazione |
| Ormoni tiroidei | alterazioni della tiroide come causa dei disturbi intestinali |
| tTG-IgA (celiachia) | escludere la malattia celiaca |
| Calprotectina fecale | distinguere un quadro funzionale da un'infiammazione intestinale |
| Sangue occulto nelle feci | cercare sanguinamenti non visibili |
| Breath test al lattosio | verificare l'intolleranza al lattosio |
| Ecografia dell'addome | valutare anche colecisti e vie biliari |
| Coprocoltura ed esame parassitologico | nei quadri con diarrea prevalente |
| Colonscopia | quando si sospetta una causa organica |
Nella casistica indagata dall'autrice della rassegna, gli esami della tiroide sono risultati alterati nel 6% dei casi, quelli per la celiachia positivi nel 2-15% e la calcolosi della colecisti è comparsa nell'8%. Sono percentuali riferite a quella popolazione studiata, non la probabilità di un singolo lettore. (Neri MC, Rivista SIMG 2019;26(4):47, Tabella II)
Quanto durano i sintomi e perché vanno e vengono
I disturbi si presentano a fasi alterne: periodi in cui migliorano e periodi in cui tornano, e possono durare giorni, settimane o mesi. ISSalute segnala fra i fattori che possono scatenarli i cibi molto speziati o grassi, le bevande alcoliche o con caffeina, l'ansia e lo stress.
Le cause della sindrome non sono conosciute. Le ipotesi citate dalla fonte istituzionale sono un'alterazione della motilità intestinale, una sensibilità eccessiva dei nervi dell'intestino, il coinvolgimento del microbiota e la presenza di più casi nella stessa famiglia. Su come cambia la flora batterica in questa condizione c'è una pagina a parte, flora intestinale.
I sintomi che nessuno racconta al lavoro
La parte più pesante, per molte persone, non è il dolore ma l'urgenza: sapere sempre dov'è il bagno, evitare viaggi in auto lunghi, rinunciare a una cena. Anche il gonfiore serale che rende i pantaloni stretti e i rumori intestinali in ufficio pesano sulla vita sociale più di quanto un referto possa mostrare.
Sono sintomi legittimi e vanno raccontati al medico con la stessa precisione del dolore, perché orientano le scelte pratiche: un sottotipo con urgenza si gestisce diversamente da uno con stitichezza prevalente.
Anche il gonfiore ha cause proprie, spiegate nella pagina gonfiore addominale.
Quanto aspettare prima di prenotare una visita
Se i disturbi durano da settimane e cambiano le abitudini quotidiane, la prima porta è il medico di famiglia, che decide se bastano gli esami di base o se serve il gastroenterologo. Se ci sono sangue nelle feci, calo di peso non spiegato, anemia o dolore notturno in peggioramento, l'appuntamento non si rinvia.
Le impegnative del Servizio sanitario nazionale hanno quattro classi di priorità: U (urgente) entro 72 ore, B (breve) entro 10 giorni, D (differibile) entro 30 giorni, P (programmata) entro 120 giorni. I tempi reali cambiano molto fra Regioni e aziende sanitarie e si verificano sul CUP regionale.
In alternativa esistono la visita privata e l'intramoenia. Le tariffe le fissa la singola struttura e non esiste un listino nazionale, perciò il costo va chiesto direttamente all'ambulatorio prima di prenotare. (Ministero della Salute — FAQ liste di attesa)
Che cosa si può fare mentre si aspetta
Tre mosse hanno senso in attesa della visita, e nessuna richiede di comprare qualcosa.
Diario. ISSalute consiglia di annotare i disturbi nei giorni che precedono la visita, per poterli raccontare con precisione, e di tenere nota dei cibi e delle bevande che li peggiorano.
Acqua e quantità di frutta. La stessa fonte indica di non superare le tre porzioni di frutta fresca al giorno, circa 80 g l'una, quando quantità maggiori non sono tollerate; l'acqua, almeno un litro e mezzo-due litri al giorno, è raccomandata quando la diarrea persiste, per evitare la disidratazione.
Attenzione a quello che si prende da soli. Antispastici e olio di menta piperita in capsule sono citati da ISSalute fra le possibilità, ma con la raccomandazione di chiedere prima al medico o al farmacista. Il confronto fra le categorie di prodotti disponibili in farmacia è nella pagina integratori per il colon irritabile.
Fin dove arriva questa pagina sui sintomi
Trovi qui i sintomi descritti dalle fonti italiane e internazionali, i criteri con cui il medico li riconosce, i segnali che richiedono una visita e gli esami che possono servire.
Non trovi la diagnosi, e non è una dimenticanza: nessun testo può stabilire se il tuo dolore è sindrome dell'intestino irritabile o qualcos'altro, perché quella distinzione richiede la visita e, se serve, gli esami. Le pagine di questo sito servono ad arrivare preparati a quell'appuntamento.
Perché non pubblichiamo un test di autodiagnosi
I questionari «scopri se hai il colon irritabile» convertono bene e informano male. I criteri di Roma IV nascono per essere applicati da un medico che ha già escluso le cause organiche, e un modulo online non può escludere niente: non vede l'emocromo, non palpa l'addome, non conosce la storia familiare.
Il rischio concreto è l'errore nella direzione peggiore: un test che risponde «probabile colon irritabile» a chi ha sangue nelle feci gli fa perdere settimane. Preferiamo dare i criteri veri, spiegare i segnali d'allarme e dire chiaramente chi decide.
Fonti 13
- ISSalute, Istituto Superiore di Sanità — Sindrome dell'intestino irritabile: cosa fare e non fare.
- Neri MC. La sindrome del colon irritabile. Rivista della Società Italiana di Medicina Generale, 2019;26(4):46-48 (criteri di Roma IV, sottotipi, Tabella I sintomi d'allarme, Tabella II accertamenti).
- Ruepert L et al. — Bulking agents, antispasmodics and antidepressants for the treatment of irritable bowel syndrome, revisione Cochrane (2011).
- Alammar N et al. — Olio di menta piperita nella sindrome dell'intestino irritabile, meta-analisi di 12 studi randomizzati, BMC Complement Altern Med (2019).
- Khanna R et al. — Olio di menta piperita per la sindrome dell'intestino irritabile, revisione sistematica e meta-analisi, J Clin Gastroenterol (2014).
- Black CJ, Staudacher HM, Ford AC — Efficacia della dieta a basso contenuto di FODMAP nella sindrome dell'intestino irritabile, network meta-analisi, Gut (2022).
- Ford AC et al. — Efficacia di prebiotici, probiotici e simbiotici nella sindrome dell'intestino irritabile, revisione sistematica e meta-analisi, Am J Gastroenterol (2014).
- Ford AC et al. — Prebiotici, probiotici, simbiotici e antibiotici nella sindrome dell'intestino irritabile, revisione sistematica con meta-analisi, Aliment Pharmacol Ther (2018).
- Guglielmetti S et al. — Bifidobacterium bifidum MIMBb75 nella sindrome dell'intestino irritabile, studio randomizzato in doppio cieco, Aliment Pharmacol Ther (2011).
- Daniluk J et al. — Efficacia della mebeverina nella sindrome dell'intestino irritabile, revisione sistematica, J Clin Med (2022).
- ISSalute — Probiotici: quando e come usarli.
- Ministero della Salute — FAQ sulle liste di attesa e classi di priorità.
- Regolamento (UE) n. 432/2012, elenco delle indicazioni autorizzate su fibre, lattulosio e fermenti vivi dello yogurt — EUR-Lex.
Questa pagina serve a informarsi, non a sostituire la visita: la valutazione dei sintomi e la scelta degli esami spettano al medico che ti segue. I marchi eventualmente citati appartengono ai rispettivi titolari e questo sito non è collegato ai produttori nominati.
A cura della Redazione Microbiota Oggi. Aggiornato il 15 settembre 2026.