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Parassiti intestinali: i dati italiani e quali si trovano davvero

Nell'indagine AMCLI-CoSP su 57.024 persone il 7,2% risultava parassitato e il 2,9% aveva patogeni: quali specie, come si diagnostica, quando serve il medico.

Redazione: Redazione MicrobiotaOggi Aggiornato: 15 settembre 2026
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Nella terza indagine nazionale AMCLI-CoSP, condotta da 29 laboratori italiani su 57.024 persone sottoposte a esame copro-parassitologico, il 7,2% dei campioni risultava positivo a uno o più parassiti, patogeni o non patogeni. I parassiti veri e propri, quelli patogeni, erano presenti nel 2,9% dei casi; nel 4,3% si trattava soltanto di parassiti non patogeni, cioè reperti che nella maggior parte dei casi non spiegano i sintomi. Tra i patogeni, i protozoi sono risultati tre volte più frequenti dei vermi.

Positività nell'indagine nazionale su 57.024 persone

7,2%
positivi a uno o più parassiti, patogeni o non patogeni
2,9%
positivi a parassiti patogeni
4,3%
positivi solo a parassiti non patogeni
3,4%
positivi a Blastocystis, il non patogeno più frequente

Come è stata condotta l'indagine

57.024
persone esaminate con esame copro-parassitologico standard
29
laboratori partecipanti in tutta Italia
giugno 2015 - maggio 2016
periodo di raccolta dei campioni
4.094
campioni risultati positivi in totale

Quanto sono diffusi i parassiti intestinali in Italia?

Il dato di riferimento più ampio è la terza indagine epidemiologica nazionale del Comitato di Studio per la Parassitologia dell'Associazione Microbiologi Clinici Italiani (AMCLI-CoSP): campioni raccolti da giugno 2015 a maggio 2016 in 29 laboratori — 22 al Nord, 4 al Centro, 3 al Sud e nelle Isole — su 57.024 persone esaminate con esame copro-parassitologico standard. Positivi a uno o più parassiti: 4.094 persone, il 7,2%. Di queste, 1.672 (il 2,9% del totale) avevano almeno un parassita patogeno e 2.422 (il 4,3%) soltanto parassiti non patogeni (Gargiulo R, Crotti D, Raglio A, Bernieri F e gruppo di lavoro AMCLI-CoSP, Rivista SIMG 2022;29(2):46-52).

Due letture sbagliate di questo numero circolano insieme. La prima è «i parassiti non esistono più in Italia»: il 7,2% su quasi 57 mila esami dice il contrario. La seconda è «ce li ha quasi tutti»: il 2,9% di positività a patogeni, su persone che avevano un motivo clinico per fare l'esame, dice il contrario di questo.

Un limite va detto subito: i campioni sono del 2015-2016 e la pubblicazione è del 2022. Sono i dati nazionali più ampi e recenti che abbiamo trovato per l'Italia, e non un rilevamento in tempo reale.

Vermi o protozoi: quali parassiti si trovano più spesso?

I protozoi, con un margine netto. Tra le 1.672 persone con parassiti patogeni, 1.264 (75,6%) avevano protozoi patogeni e 408 (24,4%) elminti, cioè i vermi; 676 presentavano associazioni tra più parassiti, patogeni e non patogeni (Gargiulo et al., Rivista SIMG 2022;29(2):47, Tabella III).

Categoria Persone con parassiti patogeni Quota
Protozoi patogeni 1.264 75,6%
Elminti (vermi) patogeni 408 24,4%
Associazioni tra più parassiti 676

Questo ribalta l'immagine più diffusa del problema. Quando si dice «parassiti intestinali» si pensa ai vermi, cioè a qualcosa di visibile; i dati italiani dicono che tre positività patogene su quattro riguardano organismi unicellulari, invisibili a occhio nudo e rilevabili solo in laboratorio.

Quali vermi si trovano in Italia?

Tra i 408 casi di elminti, i Nematodi sono il 72% (291 casi), i Cestodi il 23% (95 casi) e i Trematodi il 5% (22 casi, di cui 18 da Schistosoma mansoni, riscontrato esclusivamente in persone provenienti da aree endemiche). Nel gruppo dei Nematodi il più frequente è Enterobius vermicularis, l'ossiuro (188 casi), seguito da Strongyloides stercoralis (42), dagli ancilostomidi (31), da Trichuris trichiura (19) e da Ascaris lumbricoides (11) (Gargiulo et al., Rivista SIMG 2022;29(2):48, Tabella IV e Figura 1).

L'ossiuro merita attenzione per un motivo tecnico che riguarda chi ha già fatto le analisi: l'esame delle feci standard lo rileva molto raramente, mentre il test specifico per questo parassita ha una resa incomparabilmente più alta. Il confronto tra le due metodiche, con i numeri, sta nella pagina sui sintomi dei parassiti intestinali.

Quali protozoi si trovano più spesso?

Il protozoo patogeno più frequente nell'indagine è Dientamoeba fragilis: positivo nell'1,4% dei campioni con l'esame standard (776 su 57.024), ma nel 4,4% quando si usa la colorazione permanente su ricerca mirata (933 su 21.263 campioni testati così). Segue Giardia duodenalis, positiva nello 0,8% (483 su 57.024). Cryptosporidium spp. risulta positivo nello 0,3% dei campioni testati con metodo mirato (21 su 6.850) (Gargiulo et al., Rivista SIMG 2022;29(2):48-49, Tabelle V-VII).

Il salto da 1,4% a 4,4% sullo stesso parassita non è un'incoerenza: è l'effetto del metodo usato. Cambiando tecnica di laboratorio, la resa diagnostica per Dientamoeba fragilis triplica, e questo significa che una parte delle positività, con l'esame generico, non viene vista.

Blastocystis: trovarlo significa doverlo curare?

No, non automaticamente. Blastocystis spp. è il protozoo non patogeno di più frequente riscontro nell'indagine, presente nel 3,4% delle persone esaminate, e nella maggior parte dei casi non è la causa dei sintomi digestivi di chi lo ospita né richiede necessariamente un trattamento.

Gli autori dell'indagine aggiungono un'indicazione operativa per i laboratori: il reperto di parassiti non patogeni va comunque refertato con note esplicative sul suo significato, perché può indicare «fecalizzazione», cioè l'ingestione di cibo o acqua contaminati, più che una vera infestazione da trattare (Gargiulo et al., Rivista SIMG 2022;29(2):48-51).

La conseguenza pratica riguarda chi ha un referto in mano. Un nome latino sul foglio non equivale a una terapia da iniziare: chi decide se quel reperto spiega i sintomi è il medico che confronta referto e quadro clinico. Sintomi come pancia gonfia, dolore addominale e alvo alterno hanno molte spiegazioni possibili, e la più frequente non è parassitaria: le cause documentate stanno nelle pagine su gonfiore addominale e il quadro dei sintomi.

Perché in Italia si trovano ancora parassitosi?

Le parassitosi intestinali autoctone in Italia hanno una prevalenza bassa, ma gli autori dell'indagine scrivono che considerare il mondo occidentale libero dai parassiti è un'illusione. Fra gli elminti predominano due specie: Enterobius vermicularis, frequente nei bambini in età scolare e prescolare, e Strongyloides stercoralis, più frequente negli anziani. Entrambi, precisa l'articolo, richiedono ricerche mirate per essere diagnosticati (Gargiulo et al., Rivista SIMG 2022;29(2):46).

Fra i protozoi i principali patogeni intestinali presenti in Italia sono Giardia duodenalis e Dientamoeba fragilis, e la loro prevalenza — sempre secondo gli autori — viene sottostimata per due motivi: l'aspecificità dei sintomi e l'incapacità diagnostica. Il riscontro di protozoi non patogeni, amebe e flagellati, è invece descritto come solitamente occasionale, merito delle abitudini alimentari corrette e degli elevati standard igienici ormai diffusi.

Gli elementi che, nel testo, mantengono il tema rilevante sono elencati uno per uno:

  • provenienza da zone di endemia
  • immuno-compromissione
  • aumento dell'aspettativa di vita
  • adozioni internazionali
  • scarsa attenzione delle strutture diagnostiche a queste patologie, soprattutto quando sono asintomatiche o paucisintomatiche
  • capacità diagnostica dei laboratori scadente o insufficiente
  • sottostima del fenomeno, perché poco remunerativo nell'attuale panorama sanitario

Metà di questo elenco non riguarda i parassiti ma il sistema che li cerca. È una precisazione che cambia la lettura dei dati: le percentuali di questa pagina descrivono ciò che i laboratori hanno trovato, con le metodiche che hanno usato, non tutto ciò che c'era da trovare.

L'indagine, del resto, nasce anche per questo: gli autori dichiarano come scopo sia la valutazione della prevalenza sia la verifica della qualità delle metodologie diagnostiche rispetto alle Linee Guida Operative dell'AMCLI-CoSP. È la terza di una serie che comprende la policentrica pilota del 1992-1993, la prima del 1994-1995 e la seconda del 2005-2008.

Come si arriva a una diagnosi?

Con l'esame delle feci, ripetuto. L'emissione dei parassiti è discontinua nel tempo, per cui un solo campione è spesso insufficiente: si raccomandano in genere almeno 3 campioni emessi spontaneamente, preferibilmente a giorni alterni, e in caso di sospetta giardiasi con precedenti risultati negativi possono servirne fino a 6 (Gargiulo et al., Rivista SIMG 2022;29(2):50).

Conta anche quale esame viene richiesto. Nell'indagine, le tecniche mirate cambiano la resa in modo drastico: la colorazione permanente triplica le positività per Dientamoeba fragilis rispetto all'esame standard, e per Strongyloides stercoralis il metodo di Baermann dà 5,9% di positività sui campioni testati contro meno dello 0,1% dell'esame generico. Il dettaglio per parassita, compreso il caso dell'ossiuro, sta nella pagina sui sintomi dei parassiti intestinali.

Tradotto in pratica: un esame delle feci negativo non chiude la questione se il sospetto clinico resta, e la ripetizione o il cambio di metodica sono decisioni del medico, non dell'autodiagnosi.

Perché non tutti i laboratori cercano la stessa cosa

Perché l'esame copro-parassitologico standard e le ricerche mirate sono cose diverse, e nell'indagine nazionale le seconde sono state eseguite solo su una parte dei campioni. I numeri lo mostrano bene: su 57.024 persone esaminate con l'esame standard, lo Scotch test per l'ossiuro è stato eseguito su 7.985 campioni, la colorazione permanente su 21.263, la ricerca di Cryptosporidium con metodo mirato su 6.850 e il metodo di Baermann per Strongyloides stercoralis su 511 (Gargiulo et al., Rivista SIMG 2022;29(2):48-51, Tabelle V-IX).

Le percentuali di positività seguono la metodica, non il sospetto. Con la colorazione permanente Dientamoeba fragilis passa dall'1,4% al 4,4%; con il metodo di Baermann Strongyloides stercoralis passa da meno dello 0,1% al 5,9% sui campioni testati. Lo stesso paziente, con la stessa infezione, risulta negativo o positivo in base a che cosa il laboratorio ha cercato.

Questo spiega una frustrazione frequente: «ho fatto l'esame delle feci e non è uscito niente». Un esame generico negativo significa che non è stato trovato nulla con quella metodica, non che non ci sia nulla da trovare con un'altra.

Che cosa chiedere quando viene prescritto l'esame

Le informazioni utili alla richiesta sono tre, e sono le stesse su cui i dati dell'indagine mostrano le differenze maggiori: quanti campioni, a quale distanza l'uno dall'altro, e quale ricerca specifica.

  • Quanti campioni. L'emissione dei parassiti è discontinua: l'indagine indica almeno 3 campioni emessi spontaneamente, preferibilmente a giorni alterni, fino a 6 nel sospetto di giardiasi con esami precedenti negativi.
  • Quale ricerca mirata. Lo Scotch test per l'ossiuro, la colorazione permanente per i protozoi, il metodo di Baermann per Strongyloides stercoralis sono richieste distinte dall'esame generico.
  • Il contesto da riferire. Provenienza o soggiorno in aree endemiche, adozione internazionale, condizioni di immuno-compromissione: sono fattori che l'articolo elenca fra quelli che rendono il tema rilevante, e cambiano la lista dei sospetti.

La richiesta la compila il medico. Arrivare alla visita sapendo che queste tre variabili esistono, però, rende la conversazione più breve e il risultato più utile.

Quando serve la valutazione del medico

Alcuni segnali spostano la situazione dall'approfondimento tranquillo alla valutazione medica senza rinvii.

Sangue o muco nelle feci. Va sempre valutato, indipendentemente dalla spiegazione che sembra più probabile.

Calo di peso non spiegato, febbre prolungata, anemia. Sono segnali generali di allarme, non specifici dei parassiti.

Dolore notturno o persistente. Il dolore che sveglia di notte non appartiene al quadro dei disturbi funzionali benigni.

Sintomi che non passano dopo il trattamento, e viaggio recente in area endemica. Il secondo cambia la lista dei sospetti e va riferito al medico anche se il viaggio è di mesi prima.

Questo elenco è una sintesi coerente con i segnali d'allarme già documentati per i disturbi intestinali (Neri MC, Rivista SIMG 2019;26(4):47, Tabella I; ISSalute, sindrome dell'intestino irritabile) applicata al contesto parassitario: non è la citazione di un unico documento dedicato alle parassitosi, e lo scriviamo perché il livello di certezza è diverso dai dati epidemiologici di questa pagina.

Che cosa può e che cosa non può un integratore

Un integratore alimentare non può dichiarare di eliminare i parassiti, sconfiggere i vermi intestinali o curare una parassitosi. Sono formulazioni che attribuiscono al prodotto un'azione terapeutica su una malattia, e le indicazioni terapeutiche sono riservate per legge ai farmaci autorizzati. Il regolamento (CE) 1924/2006 vieta le indicazioni sulla salute non autorizzate o più ampie di quelle autorizzate, e per gli integratori il Ministero della Salute riceve una notifica dell'etichetta, non un'approvazione di efficacia (Ministero della Salute, FAQ sugli alimenti soggetti a notifica).

Il percorso corretto, in caso di sospetta parassitosi, è quindi l'esame delle feci e, se necessario, una terapia antiparassitaria prescritta dal medico. Un integratore non sostituisce né la diagnosi né la terapia, e questo vale a prescindere da come è presentato il prodotto.

Per capire come si legge un'etichetta di questa categoria — che cosa significa la dicitura, quale claim è consentito e quali dati esistono sui singoli ingredienti — il punto di partenza sono gli integratori per il colon irritabile. Sui prodotti a base di batteri vivi, spesso proposti nello stesso scaffale, il quadro sta nella il microbiota intestinale.

Che cosa dice l'indagine sui canali di ingresso

Per i reperti non patogeni il canale indicato dagli autori è l'ingestione di cibo o acqua contaminati, la «fecalizzazione» descritta nel testo; il riscontro occasionale di questi protozoi viene collegato alle abitudini alimentari corrette e agli elevati standard igienici. Nei Trematodi, invece, i 18 casi di Schistosoma mansoni sono stati riscontrati esclusivamente in persone provenienti da aree endemiche, e la provenienza da zone di endemia compare fra i fattori che l'articolo elenca in apertura, insieme alle adozioni internazionali e all'immuno-compromissione.

Ne deriva una conseguenza pratica che non richiede prodotti: quando compaiono sintomi digestivi, la provenienza o un soggiorno in area endemica è un'informazione da riferire al medico, perché cambia la lista dei sospetti e la metodica da richiedere.

Dati italiani, non un referto personale: fin dove arriva questa pagina

I numeri dell'indagine nazionale italiana più ampia che abbiamo trovato, quali parassiti si trovano davvero e con quale frequenza, perché un reperto di Blastocystis non equivale a una terapia, come funziona la diagnosi e perché il metodo di laboratorio cambia il risultato: è questo il contenuto della pagina.

Un elenco di sintomi per specie, una terapia, un protocollo «antiparassitario naturale» o la valutazione del tuo referto, invece, non ci sono. Divulghiamo dati pubblicati e non facciamo le veci di una visita: a leggere un referto insieme al quadro clinico è il medico. I marchi eventualmente nominati sono dei loro titolari, e nessun produttore partecipa alla stesura di queste pagine. Chi cerca un punto di partenza sulle altre categorie — colon irritabile, gonfiore, stitichezza — lo trova nella guida generale al benessere intestinale.

Niente protocolli «antiparassitari naturali»: il motivo

Perché non esiste una fonte che ci permetta di farlo senza attribuire a un prodotto un'azione terapeutica vietata dalla legge europea sulle indicazioni salutistiche. Un protocollo con dosi, giorni e sostanze, per una condizione che si diagnostica in laboratorio e si tratta con farmaci prescritti, è esattamente il tipo di contenuto che sposta le persone dall'esame delle feci all'acquisto.

C'è anche un motivo di merito, e riguarda i dati di questa pagina. Il 4,3% di positività a parassiti non patogeni e il 3,4% di Blastocystis dicono che una parte importante dei referti positivi non descrive una malattia da trattare. Un protocollo pubblicato per tutti tratterebbe invece ogni positività come un problema, che è il contrario di quello che scrivono gli autori dell'indagine.

Fonti 5

  1. Gargiulo R, Crotti D, Raglio A, Bernieri F e gruppo di lavoro AMCLI-CoSP — «Epidemiologia delle parassitosi intestinali in Italia: risultati della terza indagine nazionale AMCLI-CoSP», Rivista della Società Italiana di Medicina Generale 2022;29(2):46-52, https://www.simg.it/Riviste/rivista_simg/2022/02_2022/10.pdf (PDF ufficiale della rivista). Campioni raccolti da giugno 2015 a maggio 2016, 29 laboratori (22 Nord, 4 Centro, 3 Sud e Isole), 57.024 persone esaminate: 4.094 positivi (7,2%), 1.672 con patogeni (2,9%), 2.422 con soli non patogeni (4,3%). Tabella III (protozoi 75,6%, elminti 24,4%, 676 associazioni), Tabella IV e Figura 1 (Nematodi 72%, Cestodi 23%, Trematodi 5%), Tabelle V-VII (Dientamoeba fragilis 1,4% e 4,4%, Giardia duodenalis 0,8%, Cryptosporidium 0,3%), pagina 48-51 (Blastocystis 3,4% e refertazione con note esplicative), pagina 50 (3 campioni a giorni alterni, fino a 6), pagina 46 (introduzione: bassa prevalenza delle parassitosi autoctone; Enterobius vermicularis frequente nei bambini in età scolare e prescolare e Strongyloides stercoralis negli anziani, entrambi da ricercare con metodiche mirate; Giardia duodenalis e Dientamoeba fragilis principali protozoi patogeni con prevalenza sottostimata per aspecificità dei sintomi e incapacità diagnostica; riscontro occasionale dei protozoi non patogeni attribuito ad abitudini alimentari corrette e standard igienici; fattori elencati — provenienza da zone di endemia, immuno-compromissione, aumento dell'aspettativa di vita, adozioni internazionali, scarsa attenzione diagnostica, capacità dei laboratori insufficiente, sottostima del fenomeno; serie delle indagini policentriche 1992-1993, 1994-1995, 2005-2008 e scopo dichiarato della terza).
  2. Ministero della Salute — FAQ sugli alimenti soggetti a notifica attraverso il NSIS, consultate il 15.09.2026: regime di notifica dell'etichetta senza valutazione preventiva di efficacia; divieto di indicazioni terapeutiche su un integratore. https://www.salute.gov.it/new/it/faq/faq-alimenti-soggetti-notifica-attraverso-nsis-nuovo-sistema-informativo-sanitario
  3. Regolamento (CE) 1924/2006 relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari: divieto delle indicazioni sulla salute non autorizzate o più ampie di quanto autorizzato.
  4. ISSalute (Istituto superiore di sanità) — «Sindrome dell'intestino irritabile», consultata il 15.09.2026: segnali d'allarme ufficiali per i disturbi intestinali (perdita di peso ingiustificata, sangue nelle feci o emorragia dal retto, massa addominale palpabile, palpitazioni, pallore). https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/s/sindrome-dell-intestino-irritabile
  5. Neri MC, «Rivista della Società Italiana di Medicina Generale» 2019;26(4):47, Tabella I — segnali d'allarme da valutare prima di attribuire sintomi intestinali a una causa funzionale. https://www.simg.it/Riviste/rivista_simg/2019/04_2019/9.pdf

Domande frequenti

Quanto sono diffusi i parassiti intestinali in Italia?

Nell'indagine nazionale AMCLI-CoSP su 57.024 persone esaminate, il 7,2% è risultato positivo a uno o più parassiti, patogeni o non patogeni. I parassiti patogeni erano presenti nel 2,9% dei casi, mentre il 4,3% aveva soltanto parassiti non patogeni. I dati sono stati raccolti tra giugno 2015 e maggio 2016 e pubblicati nel 2022.

I parassiti intestinali più comuni sono i vermi?

No: nei dati italiani i protozoi patogeni sono il 75,6% delle positività patogene e gli elminti, cioè i vermi, il 24,4%. Il verme più frequente è l'ossiuro (Enterobius vermicularis), mentre il protozoo patogeno più frequente è Dientamoeba fragilis, seguito da Giardia duodenalis.

Un esame delle feci negativo esclude i parassiti?

No. L'emissione dei parassiti è discontinua, quindi si raccomandano almeno 3 campioni a giorni alterni, fino a 6 in caso di sospetta giardiasi con esami precedenti negativi. Cambia molto anche la metodica: con la colorazione permanente le positività per Dientamoeba fragilis passano dall'1,4% al 4,4%, e per Strongyloides stercoralis il metodo di Baermann dà 5,9% contro meno dello 0,1% dell'esame generico.

Ho trovato Blastocystis nel referto: devo curarlo?

Blastocystis è il parassita non patogeno più frequente nell'indagine italiana, presente nel 3,4% delle persone esaminate, e nella maggior parte dei casi non è la causa dei sintomi digestivi né richiede necessariamente un trattamento. Gli autori segnalano che può indicare l'ingestione di cibo o acqua contaminati più che una vera infestazione. La decisione sull'eventuale trattamento è del medico che legge referto e sintomi insieme.

Esiste un integratore che elimina i parassiti?

Nessun integratore alimentare può dichiararlo: attribuire a un prodotto un'azione terapeutica su una malattia è vietato dal regolamento (CE) 1924/2006, e per gli integratori il Ministero della Salute riceve una notifica dell'etichetta e non un'approvazione di efficacia. In caso di sospetta parassitosi servono l'esame delle feci e, se indicata, una terapia prescritta dal medico.

Perché in Italia si continuano a trovare parassitosi?

Gli autori dell'indagine elencano diversi fattori: provenienza da zone di endemia, immuno-compromissione, aumento dell'aspettativa di vita, adozioni internazionali, scarsa attenzione delle strutture diagnostiche a queste patologie — soprattutto quando sono asintomatiche o poco sintomatiche — capacità diagnostica insufficiente dei laboratori e sottostima del fenomeno. Le parassitosi autoctone hanno comunque una prevalenza bassa, e i principali patogeni presenti in Italia sono Giardia duodenalis e Dientamoeba fragilis fra i protozoi, Enterobius vermicularis e Strongyloides stercoralis fra gli elminti.