Home › Fermenti lattici: quali scegliere e come leggere l'etichetta

Fermenti lattici: quali scegliere e come leggere l'etichetta

Fermenti lattici: cosa sono davvero, come differiscono dai probiotici, come si leggono ceppo e miliardi in etichetta e quanto costa un giorno di assunzione.

Redazione: Redazione MicrobiotaOggi Aggiornato: 15 settembre 2026
Confronta gli integratori →

«Fermenti lattici» è un'espressione dell'uso comune e del commercio, non una categoria definita da una norma: sotto questo nome, in farmacia, si vendono batteri, lieviti come Saccharomyces boulardii e spore di Bacillus clausii. «Probiotico» ha invece una definizione precisa — microrganismo che, ingerito in quantità adeguate, ha dimostrato di esercitare funzioni benefiche — e non tutti i prodotti dello scaffale la soddisfano. Da qui la regola pratica per scegliere: conta il nome completo del ceppo, la quantità di cellule vive dichiarata e il disturbo per cui esistono studi, non la parola in grande sulla scatola. L'unica indicazione europea autorizzata su fermenti vivi riguarda la digestione del lattosio e richiede almeno 10⁸ unità formanti colonia per grammo.

10⁸ UFC/g
la soglia di legge per il claim sui fermenti vivi dello yogurt

Che cosa sono i fermenti lattici

«Fermenti lattici» non è una categoria giuridica né una classe microbiologica: è il nome con cui in Italia si indicano in blocco i prodotti per l'intestino, dallo yogurt agli integratori in capsule. Nessuna norma europea definisce un prodotto «a base di fermenti lattici».

Nel regolamento europeo compare un'espressione vicina e molto più stretta, «fermenti vivi nello yogurt», e riguarda due microrganismi nominati per esteso, Lactobacillus delbrueckii subsp. bulgaricus e Streptococcus thermophilus, con una soglia minima di contenuto.

Sullo scaffale, invece, sotto lo stesso nome finiscono cose biologicamente diverse: i batteri dello yogurt e del latte fermentato, lieviti come Saccharomyces boulardii, spore di Bacillus clausii. Non hanno la stessa biologia e, soprattutto, non hanno gli stessi studi. Il nome è uguale. La biologia no.

La definizione istituzionale di probiotico è più esigente: microrganismi che si sono dimostrati in grado, una volta ingeriti in adeguate quantità, di esercitare funzioni benefiche per l'organismo. La differenza tra le due parole non è formale — è la differenza fra «contiene batteri» e «contiene batteri con studi propri». Qui cambia tutto. La parte sulle prove è raccolta nella pagina probiotici. (ISSalute — Probiotici)

0,89 €
il costo di un giorno con una confezione da 20 flaconcini a 17,81 €, a 1 flaconcino al giorno

Fermenti lattici o probiotici: che cosa cambia quando compri

Sul banco della farmacia la differenza si vede in tre righe dell'etichetta. Un prodotto utile a valutare dichiara il ceppo con la sua sigla — per esempio Bifidobacterium bifidum MIMBb75, non solo «bifidobatteri» — la quantità di microrganismi vivi garantita a fine conservazione e le condizioni per mantenerla.

Un prodotto che scrive soltanto «fermenti lattici vivi» e un numero di miliardi non permette nessuna verifica: non si può cercare uno studio su un ceppo che non è nominato. Questa è la ragione per cui in queste pagine i ceppi vengono scritti per intero, sigla compresa. Sempre, senza eccezioni.

3 volte
la differenza di costo giornaliero fra due versioni dello stesso marchio che costano quasi uguale

Come si legge l'etichetta, riga per riga

Cosa cercare Perché conta Segnale negativo
Nome del ceppo con sigla permette di cercare gli studi su quel ceppo solo «fermenti lattici vivi» o solo il genere
Cellule vive per dose, a fine conservazione il numero alla produzione dice poco nessuna indicazione temporale
Indicazione dichiarata orienta sul disturbo studiato promesse generiche su difese e benessere
Conservazione alcuni ceppi richiedono il frigorifero nessuna istruzione
Dose giornaliera e numero di dosi serve a calcolare quanti giorni copre la confezione prezzo solo per confezione

Queste righe contano più della pubblicità per un motivo preciso: questi prodotti sono classificati come alimenti e non come farmaci, e ISSalute segnala tre incertezze per l'intera categoria. Non c'è la certezza che il prodotto contenga i batteri indicati in etichetta, che ne contenga a sufficienza per l'effetto voluto e che i batteri sopravvivano abbastanza da raggiungere l'intestino. Tre buchi nella stessa scatola.

0,79
il rischio relativo di restare sintomatici con probiotici vs placebo nella IBS (43 studi)

Quanto costa un giorno di assunzione

Il prezzo da solo non basta. Il prezzo della confezione non dice quasi nulla, perché due prodotti con lo stesso prezzo possono durare tempi diversi: il dato confrontabile è il costo di un giorno, cioè il prezzo diviso i giorni che la confezione copre alla dose dichiarata dal produttore.

Un esempio con un prodotto molto diffuso in Italia, a base di spore di Bacillus clausii. La confezione da 20 flaconcini da 5 ml della versione «4 Miliardi» costava 17,81 € in farmacia online il 15 settembre 2026. Il foglio illustrativo indica 1 flaconcino al giorno per adulti, bambini e lattanti: quella confezione copre 20 giorni e un giorno costa 0,89 €. Sugli aggregatori circolano prezzi più bassi per lo stesso formato, intorno ai 15-16 €: prezzi indicativi, da verificare presso due o tre venditori prima di comprare. (Foglio illustrativo, Enterogermina 4 Miliardi)

A quel ritmo quattro settimane di assunzione richiedono 28 flaconcini, cioè una confezione e mezza: circa 25 €.

La posologia, però, cambia da versione a versione dello stesso marchio, e qui si vede perché il prezzo sulla scatola inganna. Il prezzo mente.

La versione «2 Miliardi» costava 18,31 € per venti flaconcini, quasi quanto la «4 Miliardi» a 17,81 €, ma il suo foglio illustrativo indica per un adulto 2-3 flaconcini al giorno: stessa spesa alla cassa, un giorno di assunzione che costa circa il triplo. È esattamente il motivo per cui il confronto va fatto sul costo di un giorno. La scheda del marchio è nella pagina enterogermina, e il confronto fra le categorie in integratori per il colon irritabile.

3
le incertezze che ISSalute segnala su qualsiasi prodotto di questa categoria

Quando i fermenti lattici hanno senso

Gli ambiti in cui la fonte istituzionale italiana riconosce prove sono pochi e definiti.

Durante una cura antibiotica. ISSalute indica prove abbastanza certe che dosi elevate di alcuni probiotici — nomina Lactobacillus rhamnosus e Saccharomyces boulardii — aiutino a prevenire la diarrea, soprattutto nei bambini, e possano ridurre il rischio di infezione da Clostridium difficile.

Con il lattosio. Se la digestione del lattosio è difficile, alcuni probiotici, per esempio Lactobacillus acidophilus, possono ridurre disturbi come crampi, flatulenza e diarrea; i fermenti vivi dello yogurt hanno un'indicazione europea autorizzata proprio sulla digestione del lattosio contenuto nel prodotto.

Con gonfiore e aria. Nella sindrome dell'intestino irritabile possono ridurre gonfiore e flatulenza, ma la fonte precisa che non si conoscono né l'entità del beneficio né il tipo più efficace. La meta-analisi su 43 studi randomizzati quantifica l'effetto medio della categoria: rischio relativo di restare sintomatici pari a 0,79 (IC 95%: 0,70-0,89). (Ford AC et al., 2014)

Quando non servono

Se sei in salute, la risposta della fonte istituzionale è diretta: non esistono motivi per riequilibrare i batteri intestinali di persone già perfettamente sane. Un prodotto preso «per prevenzione», senza un disturbo e senza una cura antibiotica in corso, non ha una base nelle prove disponibili. Se stai bene, non serve niente.

Fra gli effetti non dimostrati ISSalute elenca il potenziamento del sistema immunitario, le coliche dei neonati, le vaginosi batteriche, le malattie infiammatorie intestinali e l'eczema. Sono esattamente i benefici più usati nella comunicazione commerciale di questa categoria.

Formati: cambia qualcosa fra flaconcini, bustine e capsule?

I formati in vendita in Italia sono quattro: flaconcini liquidi da bere, bustine di polvere, capsule o compresse, e alimenti come yogurt e latti fermentati. Nelle fonti che abbiamo verificato non c'è un confronto di efficacia fra formati: quello che cambia in modo documentato è il contenuto, cioè ceppo e quantità dichiarata. Il formato non è il punto.

Due criteri pratici restano validi comunque. Il primo è la conservazione: alcuni prodotti richiedono il frigorifero, e un flaconcino lasciato in auto d'estate non offre garanzie. Il secondo è la sostenibilità della durata: se un ciclo dura quattro settimane, un formato scomodo da portare con sé si interrompe a metà.

Quanto tempo prenderli

Non c'è una regola unica. Le indicazioni verificate sono tre e non coincidono, perché dipendono dallo scopo. Durante una cura antibiotica l'assunzione accompagna la terapia. Per i sintomi della sindrome dell'intestino irritabile ISSalute suggerisce una prova di un mese, per capire se aiutano. Nello studio randomizzato sul ceppo Bifidobacterium bifidum MIMBb75 lo schema era una somministrazione al giorno per quattro settimane, con «sollievo adeguato» riportato dal 47% dei trattati contro l'11% del placebo.

Una regola di metodo vale più di qualsiasi durata: un solo cambiamento alla volta. Iniziare insieme integratore, dieta nuova e tisana rende impossibile capire che cosa abbia funzionato.

Quando servono il medico e non i fermenti lattici

Ci sono disturbi per cui nessun prodotto da banco è la risposta, e che vanno portati al medico prima di comprare qualunque cosa. Il primo è la presenza di sangue con le feci o una perdita di sangue dal retto. Gli altri: un peso che scende senza che tu ne sappia la ragione, una massa che senti premendo sulla pancia, il fiato corto con il cuore che accelera, il pallore.

La rassegna della Società Italiana di Medicina Generale mette fra i segnali d'allarme anche l'anemia, la febbre che si ripresenta insieme agli indici infiammatori alti, i disturbi che ti svegliano di notte e che peggiorano settimana dopo settimana, una diarrea forte che non si ferma e il fatto che tutto sia cominciato dopo i 50 anni.

Serve cautela anche fuori dall'urgenza: con difese immunitarie ridotte, una valvola cardiaca artificiale o una malattia grave in corso, l'uso di questi prodotti lo decide il medico. Gli episodi di infezione attribuiti a questi batteri e descritti in letteratura sono rari, qualche decina all'anno, e riguardano quasi sempre pazienti fragili. (Rossi F et al., Nutrients 2022)

Cosa risolve questa pagina, e cosa no

Risolve come si legge l'etichetta di un prodotto di questa categoria, come si calcola il costo di una dose, e in quali situazioni le prove esistono o mancano.

Non risolve una classifica dei migliori fermenti lattici con voti: i criteri applicabili con dati pubblici — ceppo, quantità dichiarata, categoria regolatoria, costo di un giorno — sono nella pagina migliori probiotici per l'intestino. Un voto complessivo, con le tre incertezze di categoria segnalate da ISSalute, sarebbe solo una precisione finta.

Perché non diamo un numero minimo di miliardi

È la domanda più frequente e la risposta più scomoda: nelle fonti istituzionali italiane che abbiamo potuto aprire non esiste una soglia minima di unità formanti colonia valida per tutti i prodotti. L'unica soglia di legge che abbiamo verificato riguarda un caso specifico, il claim sui fermenti vivi dello yogurt per la digestione del lattosio: almeno 10⁸ unità formanti colonia per grammo dei due ceppi indicati per nome.

Fuori da quel caso, la dose che conta è quella testata negli studi sul singolo ceppo. Per questo un numero grande sull'etichetta non è una garanzia, e un numero senza il nome del ceppo non è nemmeno un'informazione. Il numero da solo non basta.

Fonti 11

Quanto scritto qui serve a orientarsi fra i prodotti, non a sostituire un consiglio sanitario: davanti a un disturbo che dura, il riferimento è il medico. I nomi commerciali citati appartengono ai rispettivi titolari e non abbiamo alcun rapporto con i produttori.

A cura della Redazione Microbiota Oggi. Aggiornato il 15 settembre 2026.

Domande frequenti

Quali sono i migliori fermenti lattici?

Non esiste una risposta unica nelle fonti verificabili. Un prodotto è valutabile quando dichiara il ceppo con la sigla, la quantità di cellule vive a fine conservazione e l'indicazione per cui esistono studi. La meta-analisi più ampia sulla sindrome dell'intestino irritabile, con 53 studi e 5 545 pazienti, conclude che alcuni ceppi sembrano utili ma che non si può indicare il migliore.

Quando prendere i fermenti lattici?

Gli ambiti con prove riconosciute da ISSalute sono la cura antibiotica in corso, la difficoltà a digerire il lattosio e i sintomi di gonfiore e flatulenza nella sindrome dell'intestino irritabile. Fuori da questi casi, e in assenza di disturbi, la stessa fonte scrive che non c'è motivo di riequilibrare i batteri intestinali di una persona sana.

Quanto costano i fermenti lattici?

Il confronto va fatto sul costo di un giorno, non sul prezzo della confezione. Esempio di settembre 2026: una confezione da 20 flaconcini di un marchio molto diffuso costava 17,81 € e il foglio illustrativo indica 1 flaconcino al giorno: 0,89 € al giorno, circa 25 € per quattro settimane. La versione con metà delle spore dello stesso marchio costava quasi uguale, 18,31 €, ma si prende in 2-3 flaconcini al giorno: un giorno costa circa il triplo. Prezzi indicativi, da verificare al momento dell'acquisto.

Meglio i flaconcini, le bustine o le capsule?

Nelle fonti verificate non c'è un confronto di efficacia fra i formati: quello che cambia è il contenuto, cioè il ceppo e la quantità dichiarata. Nella pratica contano la conservazione — alcuni prodotti vanno tenuti in frigorifero — e la comodità, perché un ciclo iniziato e interrotto a metà non dice nulla.

I fermenti lattici si prendono prima o dopo i pasti?

Nelle fonti istituzionali che abbiamo consultato non abbiamo trovato un'indicazione verificata su orario e rapporto con i pasti. Restano validi le istruzioni del produttore e il consiglio del farmacista, soprattutto quando si stanno assumendo altri farmaci.

Fermenti lattici e probiotici sono la stessa cosa?

No. «Fermenti lattici» è un'espressione dell'uso comune con cui in Italia si indica l'intero scaffale dei prodotti per l'intestino, lieviti e spore compresi; «probiotico» indica un microrganismo per cui è stata dimostrata una funzione benefica a quantità adeguate. Un prodotto può essere venduto come fermenti lattici senza che il ceppo contenuto abbia studi per il disturbo che ti interessa — e nel regolamento europeo delle indicazioni consentite la parola «probiotico» non compare affatto.

I fermenti lattici aiutano con la stitichezza?

Le prove riconosciute nella categoria riguardano soprattutto la diarrea associata agli antibiotici e i sintomi di gonfiore e flatulenza. Sul transito intestinale esistono invece indicazioni europee autorizzate per le fibre — frumento, avena, orzo — e per il lattulosio, con soglie quantitative precise. Le opzioni sono raccolte in stitichezza: rimedi.

Si possono prendere tutti i giorni a lungo?

Le fonti verificate non indicano durate lunghe per la popolazione generale, ma prove definite: la cura antibiotica per la diarrea associata agli antibiotici, un mese come tentativo nella sindrome dell'intestino irritabile, quattro settimane negli studi sul ceppo MIMBb75. In assenza di un disturbo, l'assunzione continuativa non ha basi nelle prove disponibili.