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Probiotici: per cosa servono davvero, prove alla mano

Probiotici: per quali disturbi le prove esistono secondo ISSalute, quali effetti non sono dimostrati, perché conta il ceppo e cosa dice la normativa europea.

Redazione: Redazione MicrobiotaOggi Aggiornato: 15 settembre 2026
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I probiotici sono microrganismi — batteri o lieviti — che, ingeriti in quantità adeguate, hanno dimostrato di esercitare funzioni benefiche: questa è la definizione di ISSalute, e la parte importante è «hanno dimostrato». Le prove non valgono per la categoria in blocco, ma per singoli ceppi e singoli disturbi: abbastanza certe sulla diarrea associata agli antibiotici, parziali sui sintomi del colon irritabile, assenti su immunità, coliche del lattante ed eczema. Nel regolamento europeo che elenca le indicazioni sulla salute consentite la parola «probiotico» non compare nemmeno una volta.

0,79
il rischio relativo di restare sintomatici con probiotici vs placebo nella IBS (43 studi randomizzati)

Che cosa sono i probiotici

Un probiotico è un microrganismo vivo che, assunto in quantità sufficiente, ha mostrato effetti benefici sull'organismo. Perché un alimento o un integratore possa essere definito probiotico, ISSalute richiede che contenga microrganismi vivi e attivi in numero elevato, capaci di arrivare nell'intestino, moltiplicarsi e agire sull'equilibrio della microflora. Non basta il nome sull'etichetta.

Nel linguaggio comune italiano si usa spesso «fermenti lattici» come sinonimo, ma le due parole non coincidono. «Fermenti lattici» è un'espressione dell'uso quotidiano e del commercio, con cui si indica in blocco lo scaffale dei prodotti per l'intestino — batteri, lieviti, spore — mentre «probiotico» richiede che un beneficio sia stato dimostrato. Le due parole non sono intercambiabili. La differenza fra le due categorie, con i formati in vendita, è spiegata in differenza tra fermenti lattici e probiotici. (ISSalute — Probiotici)

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gli studi randomizzati della meta-analisi 2018, che non riesce a indicare il ceppo migliore

Per quali disturbi le prove esistono

ISSalute distingue in modo esplicito fra ambiti con prove e ambiti senza. La tabella riprende la sua classificazione, con il livello di certezza espresso dalla fonte stessa.

Ambito Che cosa dice la fonte istituzionale
Diarrea associata agli antibiotici prove abbastanza certe con dosi elevate di alcuni probiotici, soprattutto nei bambini; dati anche sulla riduzione del rischio di infezione da Clostridium difficile
Enterocolite necrotizzante nei prematuri buone prove di riduzione della probabilità, ma l'uso non è ancora raccomandato
Sindrome dell'intestino irritabile possono ridurre gonfiore e flatulenza; entità del beneficio e ceppo migliore non noti
Intolleranza al lattosio alcuni probiotici, per esempio Lactobacillus acidophilus, possono ridurre i disturbi
Pouchite alcuni studi mostrano un beneficio, servono ulteriori ricerche

I ceppi nominati per la diarrea da antibiotici sono Lactobacillus rhamnosus e Saccharomyces boulardii — e il nome è parte dell'informazione, non un dettaglio per specialisti. Il nome è l'informazione.

47% vs 11%
«sollievo adeguato» con Bifidobacterium bifidum MIMBb75 contro placebo in 4 settimane

Quali effetti non sono dimostrati

La stessa fonte istituzionale elenca cinque ambiti in cui le prove mancano o sono insufficienti: le coliche dei neonati, il potenziamento del sistema immunitario, il trattamento delle vaginosi batteriche, le malattie infiammatorie intestinali come Crohn e colite ulcerosa, e l'eczema. Cinque promesse, zero prove.

Sull'immunità la formulazione merita di essere citata per intero, perché è la promessa più diffusa nella pubblicità. Secondo l'Autorità europea per la sicurezza alimentare quelle affermazioni non sono sufficientemente dimostrate, e non ci sono prove che i probiotici apportino benefici al sistema immunitario. Nei bambini sani la somministrazione non ha modificato i livelli di anticorpi, i giorni di febbre né il numero di infezioni.

Si aggiunge la frase che vale per la maggioranza di chi compra questi prodotti: non esistono motivi per riequilibrare i batteri intestinali di persone già perfettamente sane. Stare bene basta così com'è.

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gli ambiti in cui ISSalute riconosce prove, da certe a preliminari

Perché conta il ceppo e non la parola «probiotico»

I probiotici funzionano — quando funzionano — per ceppo e per indicazione. Tre esempi documentati mostrano quanto siano diversi fra loro.

Lactobacillus rhamnosus. È uno dei due microrganismi che ISSalute nomina per la prevenzione della diarrea associata agli antibiotici, con prove abbastanza certe soprattutto nei bambini: un ambito diverso dal colon irritabile.

Saccharomyces boulardii. È un lievito, non un batterio, ed è l'altro microrganismo citato dalla stessa fonte nello stesso ambito, dove i probiotici assunti insieme agli antibiotici possono ridurre anche il rischio di infezione da Clostridium difficile. Non è un batterio qualunque.

Bifidobacterium bifidum MIMBb75. In uno studio randomizzato in doppio cieco su 122 pazienti con sindrome dell'intestino irritabile, quattro settimane di assunzione hanno ridotto il punteggio globale dei sintomi di 0,88 punti (IC 95%: -1,07; -0,69) contro 0,16 del placebo; «sollievo adeguato» riportato dal 47% dei trattati contro l'11% del gruppo placebo, con risposta globale nel 57% contro il 21%. La tollerabilità non differiva dal placebo. Un ceppo, uno studio solido.

Il terzo esempio è il ceppo su cui si basa il prodotto di marca più cercato in Italia per questa indicazione, analizzato nella pagina kijimea colon irritabile pro. (Guglielmetti S et al., Aliment Pharmacol Ther 2011)

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le incertezze che ISSalute segnala su ogni prodotto probiotico in commercio

Che cosa dicono le meta-analisi sulla categoria

Sulla sindrome dell'intestino irritabile la categoria nel suo insieme ha un effetto misurabile. Nella meta-analisi di Ford e colleghi del 2014, su 43 studi randomizzati, il rischio relativo di restare sintomatici con i probiotici è 0,79 (IC 95%: 0,70-0,89). I benefici riguardano dolore, gonfiore e flatulenza.

L'aggiornamento del 2018 ha incluso 53 studi randomizzati su 5 545 pazienti e arriva alla conclusione più utile di tutte per chi deve scegliere in farmacia. Alcune combinazioni e alcuni ceppi specifici sembrano avere effetti favorevoli, ma non è possibile trarre conclusioni definitive sulla loro efficacia. I dati su prebiotici e simbiotici sono scarsi. Qui la ricerca è ancora indietro.

Tradotto: la domanda «i probiotici funzionano?» ha una risposta media positiva e poco utile. La domanda «questo ceppo, per questo disturbo, a questa dose, ha uno studio?» ne ha una verificabile. (Ford AC et al., 2014 · Ford AC et al., 2018)

Lo stesso principio, scritto in italiano da una fonte italiana. Nella rassegna pubblicata sulla rivista della Società Italiana di Medicina Generale si legge che i probiotici mostrano un'efficacia nel miglioramento dei sintomi e nella prevenzione delle recidive sintomatiche, ma «i benefici sono ceppo e sintomi specifici, e i risultati ottenuti con un ceppo non sono generalizzabili ad altri». Nella scelta di un probiotico i fattori più importanti sono il tipo di patologia e il ceppo, con l'indicazione di usare solo probiotici di provata efficacia.

La stessa rassegna elenca i limiti della letteratura su cui tutti si appoggiano: scarsa potenza statistica di molti studi, eterogeneità eccessiva di dosi e formulazioni, meta-analisi discordanti fra loro. Conviene saperlo prima di leggere un numero come una garanzia. (Neri MC, Rivista SIMG 2019;26(4):48)

Le tre incertezze che riguardano ogni prodotto in vendita

Poiché i probiotici sono classificati come alimenti e non come farmaci, non sono sottoposti agli stessi test rigorosi previsti per l'autorizzazione dei medicinali. ISSalute elenca tre conseguenze pratiche, utili da tenere a mente davanti allo scaffale:

  • non si ha la certezza che il prodotto contenga effettivamente i batteri indicati in etichetta;
  • non si ha la certezza che ne contenga a sufficienza per l'effetto voluto;
  • non si ha la certezza che i batteri sopravvivano abbastanza da raggiungere l'intestino.

Nessuna di queste tre incertezze si risolve leggendo la pubblicità. Si riducono, in parte, scegliendo prodotti che dichiarano il ceppo con la sua sigla, la quantità di microrganismi vivi a fine conservazione e le condizioni di conservazione. Piccoli gesti, non garanzie. I criteri di confronto sono raccolti in quali probiotici scegliere per l'intestino.

Che cosa si può e non si può scrivere su una confezione

Nel regolamento europeo che elenca le indicazioni sulla salute autorizzate per gli alimenti, la parola «probiotico» non compare. L'unica indicazione relativa a colture batteriche riguarda i fermenti vivi dello yogurt e del latte fermentato, per la digestione del lattosio in chi lo digerisce male. Serve una soglia di almeno 10⁸ unità formanti colonia per grammo dei due ceppi indicati per nome. Un'unica eccezione, non una regola.

Da qui una conseguenza che chiarisce molte etichette: frasi come «rinforza le difese» o «riequilibra la flora» non corrispondono a indicazioni autorizzate, mentre le indicazioni su fibre e transito intestinale esistono e hanno soglie quantitative. La distinzione tra il resoconto di uno studio e la promessa pubblicitaria è la stessa che seguiamo in queste pagine: riportiamo che cosa ha mostrato una ricerca, non che cosa «fa» un prodotto. Il fatto conta più della promessa. (Reg. (UE) 432/2012)

Dosi, durata, momento della giornata

Un dosaggio valido per tutti non esiste nelle fonti verificate.

Le indicazioni utili sono poche ma concrete. Per la diarrea associata agli antibiotici ISSalute parla di dosi elevate di ceppi specifici durante la cura. Per i sintomi della sindrome dell'intestino irritabile la stessa fonte suggerisce una prova di un mese, per valutare se aiutino. Nello studio sul ceppo MIMBb75 la somministrazione era di una volta al giorno per quattro settimane. Ogni studio ha il suo schema.

Su orario e rapporto con i pasti non abbiamo trovato indicazioni verificate nelle fonti istituzionali consultate: seguire quanto indicato dal produttore e chiedere al farmacista resta la strada ragionevole. Se stai già assumendo farmaci, la domanda al medico viene prima dell'acquisto. Prima chiedere, poi comprare.

Sicurezza: per chi i probiotici non sono banali

Negli studi clinici la tollerabilità dei probiotici è in genere paragonabile a quella del placebo. La cautela riguarda le persone con difese immunitarie compromesse. Per gli altri, il rischio è minimo.

Nella rassegna dei casi clinici pubblicati la conta è di 17 episodi nel 2019, 15 nel 2020 e 16 nel 2021: endocarditi, infezioni del sangue e altri quadri. Sono comparsi quasi sempre in pazienti con diabete o con immunodepressione, e con ulteriori fattori di rischio. Fra i microrganismi implicati compare anche uno dei ceppi più diffusi al mondo, Lacticaseibacillus rhamnosus GG. Sono numeri piccoli, che però spiegano perché con un'immunodeficienza, una terapia immunosoppressiva o una malattia grave in corso la decisione resti al medico. Pochi casi, ma reali. (Rossi F et al., Nutrients 2022)

Quando un probiotico non è la risposta

Un probiotico non chiarisce un dubbio diagnostico: al massimo lo rimanda di qualche settimana. Il medico viene prima quando compaiono sangue con le feci o una perdita di sangue dal retto, un peso che cala senza motivo, una massa che si sente toccando l'addome, oppure pallore, fiato corto e battito accelerato.

Nella rassegna della Società Italiana di Medicina Generale rientrano fra i segnali d'allarme anche l'anemia, la febbre che si ripresenta con gli indici infiammatori alti e i sintomi che disturbano il sonno e si aggravano nel tempo. Vi rientrano anche una diarrea severa che non si risolve, la familiarità per tumore del colon o per malattia infiammatoria intestinale e l'esordio dopo i 50 anni.

Il perimetro di questa pagina sui probiotici

Ci trovi la definizione istituzionale, l'elenco degli ambiti con prove e di quelli senza, i numeri delle meta-analisi, tre esempi di ceppi studiati e le regole europee sulle indicazioni consentite.

Non ci trovi una classifica di prodotti, né un dosaggio personale: le fonti verificate non permettono di dire quale marca sia la migliore, e la scelta cambia in base al disturbo, all'età e ai farmaci in uso. Sono decisioni da prendere con il medico o con il farmacista.

Perché non pubblichiamo i «miliardi» come criterio di qualità

Sulle confezioni il numero di miliardi di cellule vive è l'informazione più visibile, e da sola dice poco. Un conteggio alto di un ceppo senza studi non vale un conteggio più basso di un ceppo studiato in quella indicazione: negli studi clinici la dose testata appartiene al singolo ceppo, non alla categoria. Il conteggio non prova nulla.

Non pubblichiamo nemmeno una soglia minima universale di unità formanti colonia, perché nelle fonti istituzionali italiane che abbiamo potuto aprire non ne esiste una valida per tutti i prodotti. L'unica soglia di legge che abbiamo verificato riguarda un caso specifico: 10⁸ unità per grammo per l'indicazione sulla digestione del lattosio nello yogurt. Fuori da lì, nessuna soglia esiste. Il punto di partenza sul sito raccoglie categorie di prodotti, prove e prezzi delle pagine collegate.

Fonti 12

Questa pagina riporta studi e documenti pubblici e non sostituisce il parere di un medico o di un farmacista, che valutano il tuo caso e le eventuali interazioni con altri farmaci. I marchi citati appartengono ai rispettivi titolari; il sito non è collegato ai produttori.

A cura della Redazione Microbiota Oggi. Aggiornato il 15 settembre 2026.

Domande frequenti

A cosa servono i probiotici?

Le prove riconosciute da ISSalute riguardano cinque ambiti. Il primo è la prevenzione della diarrea associata agli antibiotici (prove abbastanza certe, soprattutto nei bambini, con dati anche sul rischio di infezione da Clostridium difficile). Seguono l'enterocolite necrotizzante dei prematuri, la riduzione di gonfiore e flatulenza nella sindrome dell'intestino irritabile, i disturbi dell'intolleranza al lattosio e la pouchite. Fuori da questi ambiti le prove sono scarse o assenti.

I probiotici servono se si sta bene?

No, secondo ISSalute: non esistono motivi per riequilibrare i batteri intestinali di persone già perfettamente sane. Anche l'idea che rafforzino le difese immunitarie non è dimostrata, e negli studi su bambini sani non ha modificato anticorpi, giorni di febbre o numero di infezioni.

Quanto tempo bisogna prendere i probiotici?

Dipende dallo scopo. Per la diarrea associata agli antibiotici si parla di assunzione durante la cura. Per i sintomi del colon irritabile ISSalute suggerisce una prova di un mese per capire se aiutano; nello studio sul ceppo MIMBb75 la durata era di quattro settimane, una volta al giorno. Nelle fonti verificate non esiste una durata valida per tutti.

Qual è il probiotico migliore per il colon irritabile?

Nessuna fonte permette di nominarlo. La meta-analisi del 2018, con 53 studi e 5 545 pazienti, conclude che alcuni ceppi e combinazioni sembrano utili ma che non si possono trarre conclusioni definitive. Lo studio randomizzato più solido su un singolo ceppo riguarda Bifidobacterium bifidum MIMBb75, con sollievo adeguato nel 47% dei trattati contro l'11% del placebo in quattro settimane.

I probiotici hanno effetti collaterali?

Negli studi la tollerabilità è in genere simile al placebo. Nelle persone immunodepresse o con altre fragilità sono descritti casi rari di infezione: la rassegna dei casi pubblicati conta poche decine di episodi all'anno in letteratura, in prevalenza in diabetici e immunodepressi. Con un'immunodeficienza, una valvola cardiaca protesica o una malattia grave in corso, va chiesto al medico.

Probiotici e fermenti lattici sono la stessa cosa?

No. «Fermenti lattici» è il nome con cui in Italia si indica in blocco questa categoria di prodotti, lieviti e spore compresi, e non corrisponde a nessuna definizione di legge. «Probiotico» indica invece un microrganismo per cui esiste una dimostrazione di beneficio a quantità adeguate. Un prodotto può stare sullo scaffale dei fermenti lattici senza che il ceppo contenuto abbia studi propri per il disturbo che stai cercando di risolvere.

Si possono prendere i probiotici durante gli antibiotici?

È l'ambito con le prove migliori. ISSalute indica prove abbastanza certe che dosi elevate di alcuni probiotici — cita Lactobacillus rhamnosus e Saccharomyces boulardii — assunte durante la cura antibiotica aiutino a prevenire la diarrea, soprattutto nei bambini. Possono anche ridurre il rischio di infezione da Clostridium difficile. Il momento di assunzione va concordato con il medico o il farmacista.

Perché sulle confezioni non c'è scritto «probiotico» con un beneficio preciso?

Perché nel regolamento europeo delle indicazioni sulla salute consentite la parola «probiotico» non compare, e nessun beneficio generico legato a questa categoria è autorizzato. L'unica indicazione su colture batteriche riguarda i fermenti vivi dello yogurt e la digestione del lattosio, con una soglia di 10⁸ unità formanti colonia per grammo.